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lunedì 12 marzo 2012

"SVILUPPO BASILICATA" pareggia i conti ma le spese continuano ad aumentare. Aumenta il costo del personale e si ricorre agli interinali: i posti, però, sono per pochi...


Le contraddizioni di Sviluppo.
Così aumentano le spese
La società in house della Regione pareggia i conti ma le spese continuano ad aumentare. Aumenta il costo del personale e si ricorre agli interinali: ma i posti sono per pochi
10/03/2012 DEI “gioielli” della Regione Basilicata non è tra i più grandi ma sicuramente tra i più preziosi. Con i suoi 22 i dipendenti in organico, Sviluppo Basilicata, la società in house della Regione, che per mission si occupa di promuovere sviluppo, ricerca e competitività, si vede passare tra le mani un bel pò di risorse economiche. Basti pensare che la Spa a totale partecipazione della Regione gestisce tutti i fondi pubblici provenienti dalle principali misure messe in campo a sostegno delle imprese, quali microcredito, venture capital, fondo di garanzia e altre ancora. Cosa fa? Opera come braccio operativo della Regione nel settore finanziario a supporto delle iniziative economiche della Regione, ma anche a sostegno di imprese per promuovere l’economia del territorio. Ma prima di tutto Sviluppo Basilicata, ha dovuto risolvere i problemi di casa propria. Per tre anni consecutivi la spa ha dovuto fare i conti con bilancio a rosso fisso, con una pesante perdita complessiva. Solo con il bilancio d'esercizio relativo all'anno 2010, approvato nell'estate scorsa, le perdite sono state azzerate. Per di più con un saldo positivo di circa 17 mila euro. Grazie soprattutto a quella voce che in bilancio è indicata come “commissioni attive”, costituite, per la stragrande maggioranza, da quello che la Regione ha pagato per l’affidamento della gestione di attività quali “Bando Pmi”, “fondo di garanzia Fesr”, “bando senisese”, direzione finanziaria progetto “Modele”, “progetto Mim”, tra cui anche contributi per rimborso costi.
La Regione è poi intervenuta con un aumento di capitale pari a 2.950.000 euro, formalizzato a settembre del 2010. E' l'ultima tappa del processo di regionalizzazione della spa incominciato nel 2009, quando Svilippo Italia Basilicata si trasforma in Sviluppo Basilicata: in pratica la Regione diventa unica azionista della società in perdita. Quindi, ci rimette di tasca propria. Sviluppo Basilicata si rimette in pari. La Regione ha dovuto farsi anche carico dei tre milioni e mezzo di euro che la Ue ha chiesto indietro, a seguito di condanna da parte della Corte europea, per risorse che Sviluppo Basilicata non è riuscita a utilizzare nei tempi utili, a sostegno delle imprese.
Dal 2010, a Sviluppo Basilicata, crescono i ricavi ma anche i costi. Le spese amministrative passano da 1.607.610 euro dell'anno 2009 ai 2.373.788 dell'anno successivo. Cresce a esempio di quasi 150.000 euro la spesa relativa a salari e dipendenti, anche se gli assunti a tempo indeterminato restano 22 (un impiegato in aspettativa sindacale e due comandati presso la Regione). Passa da zero a due il numero dei contratti a tempo determinato ma a questi vanno aggiunti 63.100 euro di collaborazioni a progetto. E siccome per gestire le attività affidate dalla Regione non bastano i 22 dipendenti, fanno la comparsa sei contratti interinali, “per far fronte alle delicate competenze assegnate” che pesano sul bilancio per altri 121.000 euro. In tutto, la società si serve quindi di 31 unità. E sembra che nei mesi passati sia stata presa in considerazione la possibilità di allargare ancora la pianta organica. Se si aggiungono anche le polizze assicurative ai dipendenti (triplicate rispetto all'anno precedente) si ha il risultato finale: le spese di personale in un anno sono aumentate di più di 300.000 euro. Dal milione e 218 mila euro del 2009 si arriva a quasi un milione e sei. Cresce di altri 300 mila euro il totale delle altre spese amministrative: dai costi di carburante (aumentati di 50.000 euro), alle spese per generici “altri servizi professionali” (da 47.360 euro a 177.266 euro). Tra le spese che Sviluppo Basilicata rendiconta per la gestione del fondo di garanzia, a esempio, ci sono anche 27.000 euro per la partecipazione a incontri operativi con referenti della Regione: la società della Regione paga la Regione per incontrare i suoi funzionari. Ma la Spa per far fronte alle maggiori esigenze operative, ha dovuto dotarsi pure di nuovi spazi. Quindi, alla voce investimenti troviamo anche le spese per locali pari a 9 e 300 mila euro, con relativi costi per mobili e arredi che ammontano a 14 mila euro. Il gioco vale la candela - si dirà - se in corrispondenza aumentano i ricavi. Ma se ci sono di mezzo tante risorse pubbliche c’è un aspetto su tutti che la società dovrebbe garantire: trasparenza. Ma questo non sempre accade. A spese soprattutto di chi sarebbe interessato a una occasione lavorativa all'interno della spa. L'ultimo avviso pubblico, con scadenza a febbraio scorso, è relativo alla ricerca di un addetto all'area finanziamenti da assumere a tempo determinato per 12 mesi. Il bando è consultabile sul sito della società. Ma di esso ce n’è alcuna traccia, a esempio, sul portale della Regione. Eppure, così come ha stabilito una sentenza del Tar, in fatto di selezione del personale, una spa a totale partecipazione pubblica andrebbe considerata al pari di un ente pubblico. Deve garantire, quindi, massima pubblicità e parità di accesso. E' quanto meno discutibile che la società della Regione preferisca chi abbia già maturato un'esperienza all'interno della stessa spa. Un requisito preferenziale specificato nel bando in oggetto ma anche nei sette avvisi relativi all’anno precedenti. Anche per un posto di segreteria rivolto a diplomati. Sviluppo Basilicata è una società che si muove tra numerose contraddizioni. A partire dallo stesso statuto della Spa, che legittima la doppia possibilità di ricorrere a una formula di gestione con amministratore unico, o con consiglio d'amministrazione. E in assoluta controtendenza rispetto al momento, dopo anni di affidamento a un amministratore unico la Regione, in vista del rinnovo degli organi societari degli enti sub regionali, sembrerebbe orientata alla nomina di un Cda. Una scelta evidentemente poco in linea con la necessità di quei sacrifici che anche la politica dovrebbe imparare a sostenere.


Mariateresa Labanca

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