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lunedì 15 settembre 2014

ROTONDELLA, FINITI NEL SILENZIO TREDICI INCIDENTI NUCLEARI

L’incidente del 21 agosto scorso, era purtroppo ampiamente prevedibile, come già detto nelle parti precedenti dell’inchiesta sull’Itrec – Trisaia.  Sono proprio i lavori di decommissioning in corso ad esporre l’ambiente e la popolazione ad eventi radiologici. Come sempre l’informazione 
è stata data 8 giorni dopo dall’Ispra, autodenunciata da Sogin e i lucani non ne sapevano nulla,  il tutto in barba alle leggi nazionali ed internazionali sulle informazioni ambientali e nucleari, ed alla faccia della trasparenza degli accordi con Sogin.


Gli incidenti “ufficiali” dell’Itrec: tanti e diversi ma tutti silenziosi. Nel “Rapporto finale di sicurezza (Impianto Itrec) IT G 0003 Rev. 03 del 09.10.2006”, elaborato da Sogin e consegnato ufficialmente ad Apat, odierna Ispra, e al Ministero delle Attività Produttive, oggi Mise, vengono elencati e descritti gli eventi che hanno interessato solo i locali dell’impianto Itrec. Il primo incidente interno risale al maggio 1970, quando vi fu una tracimazione dall’evaporatore W-40. La soluzione si riversò nella vasca, la vasca venne decontaminata e non vi furono conseguenze. Nel luglio ‘75 vi fu una perdita dal circuito di prelievo soluzione di processo: vennero contaminati i circuiti, le valvole ed il pavimento sottostante ma il locale venne decontaminato. Nel dicembre ‘75 si riversò una soluzione per analisi radiochimiche sui banchi di lavoro e sul pavimento del laboratorio radioattività ambientale. L’anno successivo, aprile ‘76, vi fu un versamento di liquido di lavaggio nella cella analitica: bonificata tornò agibile. Nell’aprile ‘78, vi fu un malfunzionamento durante il taglio del combustile e la conseguente contaminazione da polveri all’interno della cella-corridor, in seguito decontaminata. Nel marzo ‘80 vi fu una perdita di soluzione lavaggio off-gas che contaminò tre locali, in seguito bonificati. Nel dicembre ‘82 vi fu una perdita dal serbatoio raccolta soluzioni esauste che contaminò il locale infermeria ed il piazzale antistante, il tutto in seguito bonificato. Nell’aprile ‘94 il serbatoio W-140 ebbe una perdita per corrosione: nessuna conseguenza, stando all’Enea. Questi gli incidenti che hanno avuto effetti solo all’interno dell’Itrec, tuttavia se ne riportano tre che hanno interessato l’ambiente esterno.

Nel dicembre ‘68, arrivano le barre di Elk River e con loro il primo incidente. Nel 1968 ci fu una perdita di soluzione di lavaggio delle barre, che ha interessato i pozzetti e le canalette di drenaggio che convogliavano le acque di scarico al fiume Sinni. Il tutto venne bonificato e fu realizzata una campagna radiologica il cui esito non è riportato sul documento Enea. Nell’agosto 1975 si verificò un’altra perdita dal fascio tubiero dell’evaporatore W-20, causa corrosione. La soluzione contaminata ha interessato il sistema di drenaggio verso i serbatoi di stoccaggio. Acque per decontaminazione del sistema drenaggio potenzialmente attive, interessarono un breve tratto del Fosso Granata. La bonifica fu effettuata previo monitoraggio ante e post-operam. Ufficialmente i valori furono inferiori ai limiti stabiliti dai decreti applicativi del DPR 185 come confermato dai dati della “Campagna Radiologica sul Sito Cre Trisaia" ( 1985) e dai dati dei campionamenti dei periti d’ufficio, nominati dal Procuratore della Repubblica di Matera nell’ambito dell’azione giudiziaria conclusasi con l’assoluzione con formula piena del direttore impianto dell’epoca.

Tra l’aprile 1993 e l’agosto 2014 altri tre incidenti. Nel ‘93 si registrò la perdita d’integrità della condotta di scarico a mare, causa corrosione. Nell’arco del periodo interessato furono riscontrate 3 successive perdite dalla tubazione della condotta di scarico nell’ultimo tratto interessato (“oltre 150 mt dal mare” - riporta il documento, quindi si presuppone su terraferma a 150 mt dalla linea di costa). Data la bassissima contaminazione dell’acqua di scarico ( inferiore ai limiti ammessi per lo scarico autorizzato) i livelli riscontrati non rivelarono valori di contaminazione significativa dopo le operazioni di bonifica e monitoraggio. Pochi giorni fa, invece, nell’ambito dei lavori propedeutici alla bonifica, cantieri autodenunciati da Sogin ad Arpab e dei quali la popolazione non sa nulla, eseguiti con un piano d’emergenza esterno scaduto e discutibile, durante gli scavi per il recupero del monolite (blocco cementizio di oltre 100 tonnellate contenente rifiuti nucleari) sono partiti i lavori di indagine sull’integrità del monolite stesso, il quale ha perso liquido contaminato a seguito di una scalfitura di 2 cm. Il liquido si è riversato sul terreno, bonificato dopo da Sogin. Quando è arrivato l’organo terzo di controllo? L’Ispra è arrivata giorni dopo ed il 29 agosto scorso ha emanato il relativo comunicato stampa, omettendo la divulgazione sia delle analisi sui campioni contaminati dalla fuoriuscita che ammettendo implicitamente l’assenza durante i lavori in corso all’Itrec. L’Ispra dovrebbe essere presente quotidianamente in Trisaia, invece aspetta che Sogin la chiami, bonifichi, continui i lavori e dopo semmai fa sentire la sua voce. Vista la perdita di liquido contaminato, non si sa da cosa e di quanto, per una scalfitura di soli 2 cm, quando dovranno spostare o tagliare il monolite cosa accadrà? Quello del 21 agosto è un incidente con ripercussioni sull’ambiente interno, ma se accadesse una fuoriuscita più grossa moriremo in attesa di un comunicato stampa mai giunto? Sogin continua ad essere controllato e controllore di sé stesso.

Le condanne penali e silenziose di alcuni dipendenti dell’Itrec. Dalla sentenza depositata presso la Pretura Circondariale di Matera – sezione distaccata di Rotondella, risalente al 28 novembre 1998, nella quale vennero indagati alcuni dirigenti dell’Enea e dell’Itrec, l’accusa avanzò l’ipotesi del mancato rispetto delle prescrizioni ministeriali per l’adeguamento dell’impianto alle norme allora vigenti, omettendo di realizzare entro l’agosto del 1980, violazione ancora in essere al 1998, un sistema di solidificazione dei rifiuti liquidi ad alta attività provenienti dal riprocessamento degli elementi di combustibile nucleare irraggiato, il tutto in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, alcuni dipendenti omisero di denunciare le emergenze nucleari o comunque le anomalie aventi implicazione di pericolo per la pubblica incolumità verificatesi sia nell’aprile ’93 che nel marzo ‘94, al fine di occultare il reato. A ciò si aggiunse l’ipotesi illecita di smaltimento di rifiuti radioattivi non autorizzati, inclusi quelli biomedicali, nonché, omettendo la solidificazione dei liquidi radioattivi che permanevano allo stato liquido con livelli di emissioni nominali di circa 36mila Curie (Ci), un valore altissimo, stoccandoli in contenitori usurati che riversavano parte del contenuto sul fondo delle celle di stoccaggio, correndo il rischio di un’inondazione radioattiva con gravi ed estese azioni lesive della pubblica incolumità e dell’ambiente – pericolo tutt’ora esistente. Le iniziali condanne decaddero in ultimo appello o andarono in prescrizione, ad eccezione, nel 2001, dell’ ingegnere dell’Enea - Giuseppe Lippolis, condannato a quindici giorni di carcere dalla Corte d’Appello del Tribunale di Salerno, dopo revisione processuale della Cassazione. Ma anche le inchieste di Basentini, Pace e Romaniello arriveranno ad un nulla di fatto, se non ad allarmare gli addetti ai lavori, perché sia l’epopea di Pace, che nel ’97 rinviò a giudizio 5 dipendenti dell’Enea, che le osservazioni di Basentini sull’esigenza di indagare a mezzo ortofoto termiche, sorprendentemente non più autorizzata ( www.karakteria.org ), alimentano ancora oggi le tesi cospirative che vorrebbero l’Itrec di Trisaia come una sorta di porto franco per traffici nucleari. Scuote la coscienza il pensiero che in Campania, in piena Terra dei Fuochi – Regi Lagni, furono proprio le foto aree svolte con scanner iperspettrale Mivis a permettere un’iniziale mappatura delle discariche abusive, con un telerilevamento dei picchi di calore causati dai rifiuti interrati.
Perché in Basilicata non hanno ancora fatto le foto aree svolte invece nella Terra dei Fuochi? La formula di scarico a mare, regolamentata per legge, è realmente sicura e rispettata? Perché l’Ispra e l’Istituto Superiore di Sanità non supervisionano direttamente i lavori in corso all’Itrec? Adesso che la Basilicata è rientrata nell’obiettivo 1, la Dda di Potenza ed il Comando Carabinieri Tutela Ambiente Ced di Napoli perché non procedono con la campagna di fotografie aree del territorio lucano visto che nel 2008 la richiesta venne rigettata poiché la Regione Basilicata era stata esclusa dalle regioni obiettivo-convergenza finanziati con fondi Pon e le risorse aeree impegnate solo per la Campania. Ci sono discariche di serie A e di serie B, B come Basilicata?