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mercoledì 11 febbraio 2015

IO STO COL PRESIDENTE, SAPEVATELO!

Io sto col Presidente perchè non mi piace che lo chiamino Trivella o che gli diano del bugiardo solo perchè non mantiene le promesse elettorali; una persona come lui ha mille impegni, e poi non ha più venti anni... Può anche  succedere che dimentichi cose dette un anno prima!
Sto col Presidente perchè non mi piacciono gli attacchi disfattisti, qualunquisti e demolitori di chi, magari, teme per la salute dei propri figli...ecchessaràmmai!!!! L'ottimo Crob di Rionero-con il servizio navetta- sta li apposta! E per chi non si accontenta, con  l'aviosuperfice (per aerei a pedali, lo so, ma bisogna sapersi accontentare!) o quella di Pontecagnano -presto ancora meglio collegato, specie da Lauria o da Lagonegro- scegli l'oncologico che preferisci...!
Per non parlare poi di quelli che, udite udite, addirittura vorrebbero un lavoro: sarà anche questo colpa sua? Non si può mettere tutti nella P.A., negli Enti, le Controllate, i Carrozzoni che non si sa a cosa servono o, addirittura, che impudenza!, nella Sanità o in Regione! Già tutto pieno! Sovradimensionato all'inverosimile...Stanno come le sardine!
Col Presidente ci sto anche perchè Trivella è bello!Certo, ci vuole un po' di inventiva, fantasia... Immaginate una trivella tutta dipinta, tipo murales. Oppure bucolicamente avvolta da rampicanti (dipende dal contesto, metti un Parco Nazionale...) e circondata da pecorelle che, se munte, danno direttamente gorgonzola... Anche a Matera, volendo,  se ritenuto utile al supremo bene nazionale e di qualche portafoglio, vedrei bene delle Trivelle rivestite  di pietra locale (o sassi?), perfettamente inserite nel paesaggio... E quelle fiammelle poi, così carine, calde, d'atmosfera... evocano quasi un'immagine di focolare domestico.
A quelli poi che, impudenti e invidiosi, lo accusano di “sistemare” solo gli amici, mi verrebbe quasi voglia di non rispondere. Dico solo che potevate pensarci prima! All'epoca in cui, su Facebook, concedeva l'amicizia a chiunque... Ormai e troppo tardi!!!
E poi abbiamo anche  le discariche, i compattatori, la Fenice, l'Enea di Rotondella (fai un bagno li di fronte e, se hai culo, ti spuntano le pinne)... Certo, i meriti non sono tutti suoi in questi casi, bisogna dirlo.! Occorre dare atto e giusto riconoscimento anche agli illustri predecessori. Ma, vedrete, anche qui saprà fare bene, non dubitate uomini di poca fede, anzi qualcosa si sta già muovendo...! Pian pianino si stanno inquinando le falde acquifere? Embeh? Volete mettere la soddisfazione, la figata di diventare, poniamo, fosforescenti bevendole? E poi ci sono pur sempre le nostre acque minerali. Si, è vero, sarà un po' caro cucinare con la S.Benedetto, così come è molto più caro che altrove fare il pieno  ma, anche in questo caso, volete mettere la soddisfazione, il piacere, di una benzina D.O.C.G. o, al limite, I.G.P. (come il pane diMatera o i fagioli di Sarconi..), ennesima eccellenza lucana?
Infine, ma non meno importante, qualcuno ha ironizzato addirittura sulla banda larga negli uffici della Regione e le “Autostrade Digitali”.... Incompetenti e invidiosi! Forse perchè non riescono a trovarne il casello? Ovvio! Quando mai se ne è visto uno in Basilicata... Ci sono a stento  le strade!!!
Li lasci perdere Presidente e tiri dritto, anzi li cancelli... Io sto  dempre con Lei! Anzi, se mi è permesso un suggerimento, non sarebbe male la banda larga – ancora meglio se XXL-  anche negli ospedali, negli uffici di Equitalia, barbieri e, supremo tocco di classe, nei cimiteri! 

venerdì 14 giugno 2013

TUBO RADIOATTIVO, FRAGOLE E MARE


Da anni un tubo scarica liquami radioattivi in mare, nel territorio di Rotondella, attraversando frutteti. Tutto è stato tenuto nascosto, segreto. Ancora adesso, che la notizia è diventata di pubblico dominio, grazie a una video-inchiesta di Ulderico Pesce, si continua a fare finta di niente, palleggiandosi le responsabilità. Ulteriore, singolare notizia: i controlli li fa la Sogin.... che è anche la società che scarica a mare i liquami!

Il video:
http://www.uldericopesce.it/index.php?option=com_jvideo&view=watch&id=9&Itemid=45

lunedì 1 aprile 2013

NUCLEARE IN BASILICATA-SEGRETI, PERICOLI E OMISSIONI


Trisaia - centro nucleare - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

di Gianni Lannes

[...]Nel profondo Sud, in Lucania, c’è un luogo chiamato Trisaia (tre aie) su un’altura che sovrasta il fiume Sinni, ad un soffio dal Mar Jonio, dove in un tempo antico si ripulivano le spighe di grano, sfruttando l'azione del vento. Il posto limita il confine amministrativo tra Basilicata e Calabria. Percorrendo la statale 106, ad una manciata di minuti dai paesi di Policoro e Nova Siri, appare quello che non t’aspetti: un centro nucleare, in un’area densamente abitata e coltivata dai contadini. Poco più a nord emergono le miniere di salgemma: qui c’è il Terzo Cavone nell’agro di Scanzano Jonico, dove il 13 novembre 2003, con tanto di decreto legge numero 314, il Governo Berlusconi, per mano del generale Carlo Jean - nominatocommissario straordinario per l’emergenza nucleare, calpestando i crismi della legalità e della trasparenza - intendeva realizzare il deposito unico nazionale per i rifiuti atomici. Non più mare, agricoltura a misura umana e pesca, ma scorie radioattive da nascondere nel sottosuolo. La gente di Lucania si ribellò in massa ed il governo del massone deviato, in affari con Cosa Nostra (tessera P 2 numero 1816) fu costretto a rimangiarsi in un solo boccone avvelenato quell’insana decisione.

Tomba atomica - Il popolo tricolore non sa. 40 anni fa lo Stato italiano ha realizzato in Lucania il primo cimitero nucleare, scavando semplicemente delle fosse nella nuda terra e distruggendo per sempre una mirabile area archeologica. I vari governi del Belpaese - pilotati dall'alleato USA - senza informare nessuno, né gli enti locali né tantomeno la popolazione civile, in maniera decisamente criminale, calpestando leggi e normative di sicurezza, allestirono la prima tomba a cielo aperto degli scarti dell'atomo letale.

Passano i decenni e si fa sempre finta di niente. Questa zona in riva al Golfo di Taranto (su cui lo Stato in barba al buon senso, ha recentemente rilasciato autorizzazioni per trivellare idrocarburi a tutto spiano) - come ben sanno tutte le autorità istituzionali e sanitarie a livello nazionale, regionale e provinciale - è contaminata anche a seguito di esperimenti e svariati incidenti di cui non è mai stata notiziata né la Prefettura di Matera né l'Autorità Giudiziaria. Soltanto in seguito ad una circostanziata denuncia di un medico, il dottor Morano, decollarono le indagini, grazie soprattutto alla determinazione di un giudice autoctono, Nicola Maria Pace (scomparso prematuramente). Accanto al giudice c'era Angelo Chimienti (anche lui morto improvvisamente) che più di tutti e prima di tutti ha denunciato e documentato questa barbarie. 



Come sostiene il medico Agnesina Pozzi "in Basilicata è possibile fare impunemente quello che altrove, non è nemmeno proponibile". Argomentazioni pienamente condivisibili, riscontrate dai fatti.

Itrec: l’acronimo - apparentemente innocuo - sta per Impianto trattamento e rifabbricazione elementi combustibile. Il centro nucleare del Cnen, poi Enea, sorto tra il 1961 ed il 1968, anche su sollecitazione diretta del padrino democristiano Emilio Colombo (assurto alle cronache giudiziarie in anni più recenti per consumo di cocaina in Parlamento - aveva come scopo ufficiale “la dimostrazione della realizzabilità della chiusura del ciclo uranio-torio, mediante il riprocessamento del combustibile irraggiato e fabbricandone del nuovo”. A cavallo tra il 1969 ed il 1971 - ai sensi di un accordo Cnen-Usaec (Commissione USA per l’energia atomica) mai ratificato dal Parlamento italiano -  giunsero dagli Stati Uniti d’America ben 84 barre di elementi uranio-torio ad alta attività (ossia di terza categoria, le più pericolose), provenienti dalla centrale Elk River nel Minnesota. Su venti di queste barre fu effettuato il cosiddetto riprocessamento, ma il Governo nordamericano non ha mai accettato di riprendersi quelle avanzate. La sperimentazione durò ufficialmente fino al 2003, quando la Sogin avviò ildecommissioning. Attualmente non esistono impianti al mondo per mettere in sicurezza i 64 elementi di combustibile irraggiato[...] Inondazione nucleare - “Un’inondazione radioattiva potrebbe investire il materano, da un momento all’altro”. L’allarme non è infondato. Il pericolo che incombe a tutt’oggi, sulla Basilicata e le regioni confinanti - Puglia, Calabria e Campania - è legato alla mancata solidificazione - un rigoroso obbligo di legge nazionale ed internazionale - di 2,7 metri cubi di scorie liquide radioattive ad alta attività, custoditi in alcuni serbatoi non più adeguati e sicuri, all’interno del centro ricerche dell’Enea, derivati dal trattamento di 24 elementi di combustibile nucleare irraggiato, provenienti dagli USA[...]Segreto di Stato - Una sensibile giornalista come Marisa Ingrosso dopo opportune verifiche, due giorni fa ha pubblicato un approfondimento sul quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno: «Non è possibile conoscere il futuro dell’Impianto trattamento elementi combustibile (Itrec) di Trisaia, in provincia di Matera. Così il Ministero dello Sviluppo Economico risponde alla richiesta della «Gazzetta» di visionare il piano di smantellamento della Società Gestione Impianti Nucleari (Sogin Spa) o, per meglio dire, il «Piano globale di disattivazione dell’impianto Itrec di Trisaia» e la «Proposta di prescrizioni per la disattivazione…[...]
(1 – continua…)
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/03/basilicata-segreti-e-pericoli-del.html

domenica 22 luglio 2012

Il giallo della Trisaia.. deposito nazionale dei rifiuti radioattivi?


Il giallo della Trisaia

E il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi

Il silenzio è calato sulla vicenda, ma il sospetto che qualcuno nel frattempo stia lavorando ad una soluzione “segreta” non sarebbe completamente campato in aria. Siamo andati a spulciare documenti ufficiali, abbiamo cercato di leggere tra le righe di dichiarazioni pubbliche e relazioni tecniche, con l’approccio di “chi pensa male”. Una domanda, a questo punto, la dobbiamo fare: è possibile che nell’area della Trisaia di Rotondella ci sono tutte le condizioni per realizzare il deposito nazionale? I lavoro per la bonifica appena avviati, possono nascondere altri scopi? ...
...I misteri dell’Itrec

Il sito di Rotondella è stato più volte al centro di polemiche e di indagini per veri o presunti incidenti agli impianti, oltre che per i sospetti sulle attività svolte all’interno della Trisaia. Nel marzo 2011 alcune fonti qualificate avrebbero fatto circolare carteggi interni riguardo al trasferimento sospetto di materiale radioattivo. I documenti parlerebbero di un costante arrivo nel centro jonico di materiale nucleare, già dal gennaio 1991. Nel carteggio ci sarebbe un elenco di “partite omogenee” di materiale radioattivo prima custodito nell’Istec Enea di Casaccia (Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici). Sembra però che il materiale giunto a Rotondella non fosse soltanto quello descritto nei documenti, ma ci sarebbe stato dell’altro in quantità ignota e di natura diversa.
Non mancano sospetti su incidenti avvenuti all’interno degli impianti e occultati per evitare allarme nell’opinione pubblica.
C’è un impianto in cui vengono trattati i minerali estratti da rifiuti industriali e c’è un laboratorio di analisi con uno strano nome: “Terre rare”. In quelle stanze possono entrare solo gli addetti ai lavori, perché è nella zona sottoposta a controllo militare. In quel laboratorio sarebbero state fatte delle “porcherie”. Ha indagato la Procura antimafia di Potenza  senza risultati. Il fascicolo è stato a lungo secretato e nel gennaio 2010 è finito in archivio. 
Nel marzo del 1993 si verifica un incidente, questa volta scoperto. La condotta di 5 chilometri che dal Centro Enea della Trisaia sbuca nel mar Jonio, viene giudicata contaminata da liquido radioattivo dalla magistratura di Matera che ne dispone il dissotterramento. Nell’aprile del 1994 una cisterna avariata perde liquido radioattivo.....
....Craco, Pisticci, Rotondella, Val Basento, Petrolio e Gas

Tutto lascia immaginare che Rotondella non è esclusa dalla “lista ristretta”. Ma c’è Craco, ossia Peschiera a valle, a un passo c’è Tecnoparco, a due passi c’è la Trisaia, intorno le industrie della Val Basento, il prossimo mega-impianto di stoccaggio dal gas della Geogastock a Grottole-Ferrandina-Pisticci. Ancora a due passi ci sono i pozzi petroliferi. Tutta questa zona della Basilicata è interessata da processi di industrializzazione eterodiretti ed esogeni fondati sulla chimica, sull’energia, sui rifiuti. Una specie di mega distretto in cui ci sono tutte le condizioni per realizzare il deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi. E dove se non qui? Che sia Craco che sia Rotondella o Ferrandina una cosa è certa, si tratta della Basilicata. Siamo i primi, per quantità di siti identificati. Può darsi che l’ipotesi sia infondata, che la Basilicata non ospiterà alcun deposito. Bene, ma è sempre meglio mettere le mani avanti. Intanto ci auguriamo che i lavori di bonifica non siano una copertura per ben altro tipo di lavori.

di Redazione Basilicata24


http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/giallo-trisaia-4339.php


martedì 29 novembre 2011

NUCLEARE, A ROTONDELLA SI CONTAMINO' L'ITREC



Nucleare, «L’Itrec
di Rotondella si contaminò»
di FILIPPO MELE
SCANZANO JONICO - «Il problema dello smaltimento delle 

scorie nucleari ad alta attività durerà almeno un secolo.
 Nessun Paese ha la soluzione per il loro deposito in 
sicurezza. E l’Itrec di Rotondella fu chiuso perché si 
contaminò». Lo ha detto nella sala consiliare del Comune,
 già individuato nel novembre 2003 dal Governo Berlusconi
 terzo come cimitero atomico d’Italia, l’ing. Roberto Mezzanotte,
 in pensione da 2 anni, ma prima capo del Dipartimento sul 
rischio nucleare dell’Ispra (Istituto superiore protezione e 
ricerca ambientale). Mezzanotte è stato relatore al convegno 
organizzato dall’associazione ScanZiamo le scorie su: “Nucleare.
 Gli italiani l'hanno respinto per la seconda volta, ma noi ce l'abbiamo ancora. Quale tecnologia e
 quale politica per le scorie nucleari?”. Scorie che sono nel cuore dell’arco jonico lucano, a
 Rotondella. «Il problema – ha detto l’ex dirigente Ispra – è che manca il deposito finale. All’Itrec 
c’è la specificità delle barre di Elk River che potevano essere riprocessate solo alla Trisaia. In
 nessun impianto al mondo ciò è possibile. Ma l’Itrec sappiamo come andò a finire».

Qui il relatore ha parlato di qualcosa che per molti è stata una novità: «L’impianto non fu chiuso dal referendum, ma prima, poichè non superò il collaudo e si contaminò. Ora occorrerà stoccare le 

barre in due cask per conservarle a secco mentre i rifiuti liquidi vanno cementati. Ma Rotondella 
è sotto controllo anche se la situazione non è ottimale, poichè le scorie vanno messe in sicurezza».
 E tornano i discorsi sui depositi di superficie e geologico che qui fanno venire i brividi. Mezzanotte:
 «I rifiuti a bassa e media attività debbono andare in un deposito di superficie. I rifiuti ad alta attività 
in uno sotterraneo. Ma al mondo ci sono pochi progetti in merito. La proposta è quella di un 
deposito temporaneo di superficie dove custodire, per almeno un secolo, le piccole quantità della
terza categoria in sistemi tipo cask nell’attesa che la scienza dia la soluzione definitiva».

Nel dibattito, moderato dal giornalista Pasquale Doria, sono intervenuti anche Pasquale Stigliani 

e Donato Nardiello del movimento Scanziamo le scorie. Il primo ha chiesto alla Regione di 
adoperarsi per la nascita del Centro regionale di informazione e documentazione antinucleare e dell’Osservatorio scientifico antinucleare. Il secondo ha assicurato che il popolo della Basilicata
sarebbe pronto a mobilitarsi in caso di scelte per depositi di scorie che riguardassero Trisaia o
Terzo Cavone.


http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=474005&IDCategoria=12

venerdì 11 novembre 2011

SCORIE RADIOATTIVE IN AUMENTO A ROTONDELLA


Nucleare: La Sogin costruirà un deposito temporaneo di scorie a Rotondella

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Rotondella - La Sogin realizzerà nell'impianto Itrec di Rotondella un deposito temporaneo che "ospiterà solo i rifiuti radioattivi derivanti dalle attività di decommissioning dell'impianto" e che, al termine del trasferimento delle scorie nel deposito unico nazionale, "sarà smaltellato". La notizia è stata diffusa qualche minuto fa dall'Ansa.
Ad annunciarlo oggi a Rotondella è stato l'amministratore delegato della Sogin, Giuseppe Nucci, che ha presentato ai rappresentanti degli enti locali, imprenditori, sindacalisti e giornalisti il piano industriale 2011-2015 della società, che investira' 4,8 miliardi di euro "per terminare le attività di smantellamento dei siti nucleari italiani e arrivare al 'prato verde', comprensivi dei costi di trasferimento dei rifiuti al futuro deposito nazionale".
Il deposito temporaneo che sarà costruito a Rotondella - è stato precisato - "garantirà la massima sicurezza nello stoccaggio temporaneo esclusivamente dei rifiuti radioattivi derivanti dalle attivita' di cementazione dei rifiuti radioattivi liquidi gia' presenti nel sito". Nella struttura troveranno posto anche due contenitori che conserveranno le barre di uranio irraggiato trasferite anni fa in Basilicata dalla centrale atomica statunitense di Elk River e ora custodite in una piscina. Anche tali due contenitori saranno poi trasferiti nel deposito nazionale.

La Sogin completerà la bonifica ambientale dell'impianto ex Itrec di Rotondella nel 2026. Ricordiamo che dagli anni Sessanta sono custodite 64 barre di uranio irragiato provenienti dagli Stati Uniti.

giovedì 10 novembre 2011

SCORIE NUCLEARI - Tanti sapevano del sito nazionale a Scanzano Jonico


Scorie nucleari: sapevano tutto?

Tanti sapevano del sito nazionale a Scanzano Jonico

ambiente-scorie nucleari
Sapevano (e sanno) quando Nino Carelli, politico di lungo corso, che da presidente della Provincia di Matera si accordava per far "passare" il deposito unico delle scorie radioattive a Scanzano Jonico......Il Presidente della Regione (Filippo Bubbico, ndr), disse  <<io se il Governo fa una scelta, la contrasterò, ma non cavalcherò la protesta>>, ma chiederà misure di accompagnamento, cioè ovviamente vantaggi di tipo economico........Quando l'On. Carlo Giovanardi s'indignò perché i due politici nostrani non se ne stavano buoni e composti come concordato, sorpresi e sbatacchiati dall'imprevista reazione popolare, ecco che Bubbico e Carelli partirono con le querele contro il malcapitato ministro Giovanardi....Il Tribunale dei Ministri (sez. di Catanzaro) ha archiviato ai primi di gennaio 2008 le querele contro Giovanardi (a pag. 5 è pubblicata la sentenza integrale)..... Nel procedimento n. 91/2007 Mod. 21 a carico di Giovanardi Carlo Amedeo il Tribunale, dispone l'archiviazione dei procedimenti. Nel merito il Collegio ritiene che non sussistano le condizioni per sostenere lo fondatezza della notizia di reato in giudizio..... (I particolari sono illustrati nel prossimo numero de "L'indipendente lucano"  in edicola il 12 novembre 2011)

In allegato  "inserto speciale"  il verbale del Consiglio dei Ministri del 13/11/2003 che dimostra l'accordo per collocare il deposito delle scorie nucleari a Scanzano Jonico.

lunedì 10 ottobre 2011

BASILICATA : LA REGIONE PIU' COLPITA DA TUMORI


LA BASILICATA E' LA REGIONE PIU' COLPITA DA TUMORI

pubblicata da Leonida Russo il giorno domenica 9 ottobre 2011 alle ore 13.37
A dirlo è l’Istituto Superiore della Sanità Questo è quanto emerge dall’indagine sviluppata da un gruppo di studiosi dell’istituto Superiore della Sanità in collaborazione con il Dipartimento della Salute della regione Basilicata e con l’ausilio dell’Istat.  
L’incidenza di malattie tumorali tra i lucani è addirittura superiore rispetto alla popolazione che vive nelle regioni settentrionali, dove a rigor di logica per via della maggiore presenza nel territorio di fabbriche e per la massiccia presenza dell’inquinamento atmosferico, dovrebbe essere di gran lunga più incisiva. 
Per non parlare del fatto che la Lucania, sempre secondo l’Istat, ha una densità di popolazione nettamente inferiore a quella delle popolatissime città del Nord.  
Allora come si spiegano questi allarmanti dati e quali potrebbero essere le cause dei tanti casi di tumori registrati nel territorio lucano? 
Per rispondere a questi drammatici quesiti sono state avviate delle indagini supplementari da parte del Dipartimento della Salute della Regione Basilicata le quali ipotizzano dei forti legami tra l’incidenza tumorale e fattori ambientali. 
La prova di questi dati è contenuta nello studio “Current cancer profiles of the italian regions” e indicata da una curva che cresce e crescerà anche in futuro, la quale rappresenta i tumori lucani relativi agli abitanti della Basilicata, da zero a 84 anni.  
Inoltre guardando con attenzione i dati contenuti nella «Relazione di attività» redatta dal Registro tumori di Basilicata, si scopre che - tra il 1997 ed il 2005 - sono stati soprattutto i maschi della Usl1 (Venosa) ad ammalarsi di leucemie e di neoplasie alla prostata, al polmone, al retto, al colon, allo stomaco. 
Mentre sono soprattutto le donne della Ausl4 (Matera), ad ammalarsi di tumori all’utero,alla mammella e all’ovaio.  
L’Ufficio regionale della Basilicata per le Politiche della prevenzione sanità pubblica, conferma che i casi tumorali in Basilicata non sono mai diminuiti e quindi in controtendenza con quanto avviene nel resto dell’Italia dove il picco delle forme tumorali è stato registrato nel lontano 1985. 
In Basilicata praticamente siamo in una situazione di perenne picco. Già, perché i numerosi ben pensanti che credono nella Lucania come oasi verde lontano dal logorio della vita moderna, si dovranno ricredere. 
In parte è anche vero, c’è tanto mare azzurro, verdi praterie e montagne tutte da mangiare con gli occhi e lo spirito.  
Ma cosa c’è a questo punto, alla luce dei dati che abbiamo raccolto, nell’acqua che beviamo, nei frutti che mangiamo direttamente dalla nostra terra, cosa respiriamo nell’aria a pieni polmoni?  
Domande alle quali si potranno avere risposte dalla recente indagine avviata dall’Ufficio regionale per le politiche della prevenzione sanità pubblica che interessano le zone ritenute a maggior pericolo: il territorio circostante l’impianto Itrec ( Enea, Zona Trisaia tra Policoro-Rotondella ); area Sud ai confini con la Calabria per la presenza di rocce con amianto.
AD OGGI LE MORTI STANNO ULTERIORMENTE AUMENTANDO...