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venerdì 13 febbraio 2015

l'Asp dei sogni... per i dirigenti!!!

La notizia dell’ennesimo suicidio di un imprenditore soffocato da tasse e debiti mi induce a fare alcune riflessioni circa le diseguaglianze e le tutele nel mondo del lavoro al giorno d’oggi.
A soffrire principalmente sono i lavorati autonomi e quelli dipendenti del settore privato, per quelli del  settore pubblico ci sono tutte le tutele di questo mondo. 
Poi c’è una marea di lavoratori in n nero e le cosiddette “partite IVA” che sarebbero finti lavoratori autonomi impiegati in aziende che evitano di pagare le esose tasse previste in Italia.
Un popolo variegato di precari oggi e  poveri di domani, quando andranno in pensione prenderanno importi da fame che non consentirà loro di vivere ma di sopravvivere.
Le tutele della Legge 300, statuto dei lavoratori, e i contratti nazionali di lavoro sono diventati un privilegio riservato ai lavoratori con molti anni di servizio, nella stragrande maggioranza nel settore pubblico, delle banche, delle principali società erogatrici di servizio.
Ho fatto un giro sul web per reperire dati e mi sono imbattuto nel sito dell’ASP (Azienda Sanitaria del Potentino) ed  ho scoperto che i dirigenti (compenso lordo da 40.000 euro circa fino 140.000) sono un numero esorbitate, oltre 600! Di cui 55 percepiscono stipendi di oltre 100.000 euro l’anno e 180 prendono fra gli 80.000 e i 100.000 euro all’anno! 
Ho fatto un giro fra le altre Aziende Sanitarie italiane e non ho trovato situazioni simili!  Nell’ASP esiste un dirigente ogni 630 abitanti! Ma è normale? Se i dirigenti ne sono così tanti vorrei capire quanti sono gli impiegati “normali”, si suppone di più dei dirigenti altrimenti il dirigente su chi esercita il potere di coordinamento? . Mettiamo che gli impiegati “semplici siano un migliaio e facendo il rapporto con il numero degli abitanti , in provincia di Potenza c’è un addetto del settore sanitario ogni 380 abitanti!  A questi bisogna aggiungere il personale del CROB e dell’Ospedale San Carlo. Dovremmo avere il miglior settore sanitario d’Italia! 
Ed invece ci sono tanti problemi nel settore sanitario lucano,  con tempi lunghissimi per accedere a prestazioni di vitale importanza, per esempio la risonanza magnetica, oppure ci sino tagli, come quelli operati a sfavore dei dializzati o nel campo dell’assistenza domiciliare per i disabili gravi!
Come si conciliano queste anomalie? Un numero esagerato di dirigenti, con stipendi adeguati al ruolo ma che, in tempi di vacche magre, andrebbero rivisti, almeno per quanto riguarda le voci accessorie (e qui mi faccio molti nemici fra il personale interessato ed i sindacalisti) e i disagi e i sacrifici patiti dalla popolazione, soprattutto anziana e dal reddito basso?
Poi leggi sulla stampa delle resistenze che fanno gli ex consiglieri regionali a cui si chiede di rinunciare al 10% del vitalizio e ti accorgi che in te c’è un gene che ti vorrebbe terrorista e giustiziere, una sorta di Robin Hood traslato ai tempi d’oggi…..
https://www.facebook.com/notes/astronik-antonio-nicastro/lavoro-il-caso-dellasp-tanti-dirigenti-e-servizi-al-lumicino/10153096738428764?pnref=story

venerdì 6 giugno 2014

BASILICATA: LA SANITA' AI TEMPI DEL GOVERNATORISSIMO


Stupisce, allarma e preoccupa che i provvedimenti primi (a parte il primissimo- autoassolutorio e l'ultimo, pregno di  84 regalie...) del nuovo governo regionale siano tutti dedicati alla Sanità!
Quella stessa Sanità tanto  decantata, fino a ieri, come fiore all'occhiello regionale;
Quella con i bilanci "a posto" (anche senza i sostanziosi proventi del petrolio?)...
Allora erano tutte bugie? Forse si!
Lo testimoniano i vari scandali. Gli interventi della giustizia contabile, amministrativa e ordinaria. La moltiplicazione dei reparti (pur con la chiusura o "riqualificazione" di interi ospedali); Il 118 in cronico, perenne, affanno, le cui postazioni funzionano spessissimo a singhiozzo. Le liste d'attesa interminabili (per chi non ha in rubrica il numero di un dipendente dell'Azienda sanitaria -meglio se Dirigente)...  Adesso, pare, si dovrà tornare ad assumere!!!
Si auspica Medici, Infermieri, autisti e ausiliari, i cui contratti -finora- sono stati fatti sempre e solo a termine...
Allarma e preoccupa, invece, l'eventualità che gli sforzi possano tornare a concentrarsi verso ben altre categorie, come la storia recente insegna: gli amministrativi! I quali, checchè ne dicano le "rideterminazioni di pianta organica", sono sovrabbondanti e ridondanti ( basta fare un giro in qualsiasi presidio e vedere gli uffici vuoti -bisogna cercarli nei pressi dei distributori automatici o ai supermercati). Ciò nonostante l'attenzione è spessissimo concentrata verso tali assunzioni -a tempo indeterminato, naturalmente- con tentativi di concorso -all'apparenza "mirati", stranamente e colpevolmente dimentichi di graduatorie precedenti ancora valide!!!!. Si sa che invece  paga di più, e molto in termini politici, non di efficenza però, continuare con la solita vecchia e nota solfa... Come l'ostinata determinazione con cui, ad esempio, si porta avanti (da un un paio di anni) il tentativo- finora frustrato, per fortuna e Tar, - di assumere un   paio di (noti?)"amministrativi cat. D"  del ladronegrese....

MARIA SANTO

mercoledì 15 gennaio 2014

Asl 3: COMPRA 21 ECOTOMOGRAFI E NON LI UTILIZZA

Le indagini della Finanza: "Imballati e in alcuni casi addirittura scomparsi"

di Eli Galgano

L'ex Asl 3 compra 21 ecotomografi ma non li utilizza
Un caso di malasanità e spreco di soldi pubblici quello segnalato dai finanzieri della Compagnia di Lauria nell'ambito di un’attività di polizia economico-finanziaria volta a verificare inefficienze e sprechi di denaro pubblico nella spesa sanitaria.

I FATTI. I militari della Finanza hanno scoperto che l'ex Asl3 di Lagonegro aveva acquistato 21 ecotomografi digitali portatili, destinati ad essere utilizzati nelle ambulanze e negli elicotteri del servizio 118, per interventi ecografici d’urgenza, poi dislocati presso i nosocomi ed i punti 118 dell’intera Regione Basilicata. Si tratta di attrezzature del costo medio di 18mila euro euro l'uno. Per un totale, dunque di 378mila euro. Apparecchi che, nella maggior parte dei casi, non sono stati mai utilizzati. I controlli dei militari di Lauria, coadiuvati dai finanzieri di Potenza, Matera, Policoro, Rionero in Vulture, Viggiano e Metaponto, hanno riguardato ospedali, punti territoriali di Soccorso e Poliambulatori per verificare l’effettiva disponibilità degli ecotomografi presso le strutture assegnatarie e constatarne il reale ed effettivo utilizzo.
APPARECCHI MAI UTILIZZATI, SCOMPARSI E OPERATORI CHE NON SAPEVANO UTILIZZARLI. Le indagini, espletate sia attraverso quesiti rivolti agli operatori interessati che attraverso l’esame diretto degli apparati, hanno portato alla luce diverse anomalie. E' risultato infatti che in due strutture sanitarie non si sapeva dell'esistenza degli ecotomografi. In un caso, alla richiesta, da parte dei militari, di visionare specificamente l’apparecchio in questione, ne è stato mostrato uno totalmente differente. In un altro caso sono stati necessari 15 giorni per rinvenire l’apparecchio, inutilizzato e abbandonato in un ufficio amministrativo; in altre 14 strutture sanitarie regionali è stata accertata la mancata utilizzazione dell'apparecchio, accertata dagli investigatori, attraverso la quantificazione dello spazio di memoria digitale occupato e l’elenco numerico dei pazienti beneficiari di prestazione, rilevabili analizzando il software interno delle macchine. Nella maggior parte dei casi, i finanzieri hanno rinvenuto le attrezzature ancora imballate. I finanzieri hanno poi constatato che gli operatori sanitari che avrebbero dovuto usare gli ecotomografi non sapevano come utilizzarli, ed inoltre è risultato che numerosi operatori sanitari che avevano la disponibilità degli apparecchi non avevano frequentato alcun corso di formazione per l'utilizzo degli stessi. Ed ancora sui mezzi di soccorso gli ecotomografi non solo non venivano utilizzati ma non avevano uno spazio dove essere collocati in sicurezza. Accertata la mancata utilizzazione di 14 apparecchi, è stato appurato, altresì, che i rimanenti 7 ecotomografi sono stati adoperati solo sporadicamente dal personale medico. Nel caso dell’Ospedale di Lagonegro, ad esempio, l’ecotomografo destinato al pronto soccorso, è stato “recuperato” per finalità diagnostiche programmate dai reparti di degenza, in ausilio alla strumentazione già esistente.
SANITA', APPALTI E DANNO ERARIALE. Dagli accertamenti eseguiti, è inoltre risultato che la ditta fornitrice, oltre a quelli destinati a strutture della Regione Basilicata, ha ceduto, negli ultimi anni, solo 9 esemplari ad altre strutture sanitarie dislocate sull’intero territorio nazionale. All’esito delle indagini, il danno erariale segnalato alla Procura Regionale della Corte dei Conti, conseguente alla gestione delle attrezzature inutilizzate, è risultato ammontare a circa 300mila euro. 

lunedì 16 gennaio 2012

SCREENING CERVICO-UTERINO vetrini rimasti nello scaffale per più di qualche mese accumulando ritardi «ingiustificabili». Al San Carlo...


I medici del San Carlo si difendono, troppo lavoro!
SCREENINGHa destato stupore, sgomento e anche senso di smarrimento la vicenda dei vetrini (contengono i materiali organici da analizzare al microscopio per la diagnosi) dello screening cervico-uterino che coinvolge ogni anno circa 40.000 donne lucane; Sono rimasti nello scaffale per più di qualche mese accumulando ritardi «ingiustificabili» Una brutta storia di disorganizzazione che circa 3 mesi fa ha visto l'intervento di una commissione, insediata dall'assessore alla sanità Attilio Martorano, che dovrebbe fare chiarezza. È partito tutto dalla denuncia di un quotidiano regionale che ha svelato la «macagna» Lo screening rappresenta per la Basilicata un punto di vanto che più volte la dirigenza politica e sanitaria hanno rappresentato per dare l'idea della loro gestione evoluta e professionale per la la sanità di qualità. Ed è vero che così vengono considerati dal mondo scientifico mondiale gli screening, che offrono la possibilità di attuare la prevenzione primaria che aiuta a individuare spesso sul nascere una serie di malattie gravi, come i tumori. Ed è l'arma migliore di cui dispone oggi la medicina per sconfiggerli. Presi sul nascere sono in percentuale elevatissima più curabili. La Basilicata ne ha organizzati parecchi: della Mammella, del colon-retto e appunto quello cervico uterino. Proprio per questo ha destato sgomento la notizia dei vetrini rimasti non analizzati. Che senso avrebbe professare e organizzare gli screening che hanno la missione di anticipare l'evolversi delle malattie in una grande fascia di popolazione se poi ci si perde nella parte essenziale: la diagnosi? Le voci sulle responsabilità dei ritardi sono ricadute sui medici delle anatomie patologiche dell'ospedale San Carlo di Potenza e del Crob-Irccs di Rionero; Che avrebbero messo in atto uno sciopero bianco di protesta senza che la dirigenza ne fosse stata avvertita. Da qui l'intervento dell'assessorato e dell'ordine dei medici della provincia di Potenza. A difesa dell'operato dell'anatomia patologica dell'ospedale San Carlo di Potenza si è schierato il dottor Domenico Desanctis, che l'ha diretta fino al suo pensionamento avvenuto a maggio dell'anno scorso. Lui la situazione la conosce bene sia perché vi ha lavorato come primario per moltissimi anni, sia perché ancora oggi tiene i contatti con l'ospedale per le ultime pratiche o per spiegare atti da lui firmati, visto che il reparto è retto da una dottoressa facente funzioni. Da buon padre di famiglia, Desanctis tiene prima di tutto a sottolineare che il personale rimasto è davvero esiguo per la mole di lavoro che deve affrontare; Oltre lo screening: 4 medici e un biologo «Fra l'altro, rispetto ad altri ospedali della regione - ha detto Desanctis - al San Carlo si fanno molti esami post intervento che richiedono maggiori procedure» Poi elenca le mancanze alle quali oggi il personale è costretto ad adeguarsi per svolgere il suo lavoro. E l'elenco è lungo. A partire dalle attrezzature vecchie e in qualche caso fatiscenti: alcune sono addirittura di decenni fa. Per finire alla sicurezza degli operatori, che secondo l'ex direttore dell'anatomia patologica, non viene garantita come sarebbe il caso avvenisse. A esempio porta le cappe dell'aspirazione fondamentali per garantire la buona qualità dell'aria nei laboratori (compromessa dai prodotti utilizzati, inquinanti e pericolosi per la salute), che non hanno la dovuta manutenzione. Per poi arrivare all'organizzazione per eseguire gli esami. Al San Carlo, contrariamente a quanto avviene al Crob per il quale gl'investimenti in questo senso sono stati cospicui, gli esami vengono ancora tracciati manualmente. Si scrive il nome del paziente a mano sul vetrini con una matita. E l'errore umano è sempre dietro l'angolo. Può capitare l'errata trascrizione dei molti numeri o la loro cancellazione. Se si adottassero i sistemi moderni, come il codice a Barre, utilizzato all'anatomia patologica del Crob, questi potenziali errori sarebbero drasticamente ridotti. Insomma una situazione davvero difficile da comprendere in un ospedale che i politici e i dirigenti amano definire di Rilievo Nazionale, ma in qualche caso dai metodi antichi che possono creare inconvenienti agli utenti. Da qui, secondo l'ex primario, i ritardi sulla lettura dei vetrini. E spiega che la disponibilità data dal reparto era per la lettura di 155 vetrini la settimana per lo screening cervico uterino. Invece glie ne venivano e vengono consegnati più di 600. Pare che dal reparto abbiano fatto sapere alla direzione dell'ospedale della loro difficoltà di far fronte all'attività ordinaria, al netto di quella legata allo screening, ma che nessuno sia giunto in loro soccorso. Da qui si spiegherebbero i ritardi nella lettura dei vetrini, che vedrebbe nei medici il capro espiatorio della situazione. Invece per gli operatori sarebbe piùttosto da addossare alla disorganizzazione o alla mancanza di personale e di mezzi. Per questo fatto e per altri avvenuti, sono in molti a dedurre e immaginare che nella sanità della regione sia scritta la strategia che vede cambiare vestito, ambientazione e allocazione, di una serie di servizi. Ma che la sostanza e gli attori restano gli stessi.


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domenica 8 gennaio 2012

BASILICATA. DIRIGENTI SUPERPAGATI



La sottocasta

I dirigenti regionali superpagati per raggiungere risultati ridicoli


L’esercito di dirigenti della pubblica amministrazione che spesso vive all’ombra della politica tra promozioni, carriere e premi di risultato. Comincia da una giungla di leggi e decreti, norme e regolamenti che hanno prodotto confusione di ruoli e assecondato atteggiamenti da “scaricabarile”. Ma soprattutto hanno rinforzato una classe di burocrati che nel tempo si è fatta “casta” Il merito spesso è un optional, ciò che conta è l’apparentamento con un partito politico. Non a caso la burocrazia italiana non è tra le migliori del mondo. Anzi, continua posizionarsi negli ultimi posti delle classifiche. In Basilicata secondo Confartigianato l’ammontare complessivo dei costi per la burocrazia supera i 100 milioni di euro l’anno, di cui gli oneri maggiori sono a carico delle micro-imprese (da 1 a 9 dipendenti) con ben 90 milioni di euro complessivi.
La valutazione dei dirigentiIl Documento padre di tutti i documenti di valutazione è il Bilancio di direzione, elaborato dall’Ufficio Programmazione e Controllo Gestione  che è composto dall’insieme dei bilanci elaborati dalle singole Direzioni generali dei diversi Dipartimenti. A questo punto, una spiegazione su come funziona il sistema dei parametri di valutazione all’interno di tutti questi documenti sarebbe molto complicato. E’, come al solito, una cosa da tecnici.  Perciò illustriamo a grandi linee e in parole semplici come si sviluppa realmente e in pratica il processo di valutazione di un dirigente. Esiste dunque a monte un sistema teorico, fatto di indicatori, parametri, codici, carte, documenti, schede, algoritmi e calcoli complicati e un sistema “terra terra”, molto semplificato a valle.
Il sistema teorico, ovvero le chiacchiereGli obiettivi gestionali sono declinati rispetto ai “risultati attesi” per ciascuna Linea Strategica oOperativa individuata nel DSR 2007-2013; esse, infatti, riportano nel codice loro attribuito (es.1bX……) l’indicazione della Linea (1) e della priorità (b). Per ciascuno di essi è individuato almeno un indicatore che misura il grado di perseguimento dell’obiettivo, il relativo valore da raggiungere alla fine dell’anno (target) e il peso assegnato. Gli indicatori, attraverso i quali si manifesta concretamente il perseguimento degli obiettivi, sono stati definiti tutti di base.Il sistema reale, ovvero i fattiFacciamo un esempio prendendo a prestito l’Assessorato alla Sanità e alla Sicurezza Sociale. Il Dirigente Generale del Dipartimento deve elaborare il Bilancio di dipartimento per l’anno 2011. Chiama i dirigenti dei diversi centri di responsabilità, uno per volta (per esempio il dirigente dell’Ufficio Veterinario, quello dell’Ufficio Formazione e aggiornamento del personale, o quello dell’Ufficio gestione interventi assistenziali socio-sanitari e di solidarietà) e insieme stabiliscono gli obiettivi. Il dirigente dell’Ufficio arriva con una scheda compilata nella quale ha già ipotizzato obiettivi e alcuni indicatori. Generalmente gli obiettivi indicati nella scheda sono molto semplici, niente di straordinario o di irraggiungibile. Il Direttore generale, dopo un colloquio confronto con il dirigente, solitamente approva la scheda e la acquisisce agli atti inserendola successivamente nel Bilancio dipartimentale che a sua volta confluirà nel Bilancio di Direzione dell’Ufficio Programmazione.
Obiettivi e risultati davvero incredibiliGli obiettivi di gestione, sui quali pesa una parte della valutazione, e sui quali i dirigenti ottengono un incremento della retribuzione, sono davvero curiosi. Vediamone alcuni stralciati dal Bilancio di Direzione 2011, prendendo ad esempio alcuni Dipartimenti. Linee strategiche 5: Il potenziamento del welfare come diritto essenziale e fattore di sviluppo economico Priorità:  Migliorare le condizioni strutturali di garanzia delle prestazioni sociosanitarie essenziali Obiettivo di gestione: Supporto tecnico giuridico nuclei, gruppi e commissioni dipartimentali. Verifica sotto il profilo tecnico giuridico degli atti normativi e regolamentari; Indicatori: Riunioni, Consulenze, Relazioni; Target : 6 riunioni, 6 consulenze,6 relazioni. Peso: 7Cerchiamo di tradurre. Nella scheda in pratica c’è scritto che il dirigente dell’Ufficio ha come obiettivo di gestione, tra gli altri, quello di supportare sul piano giuridico e tecnico i gruppi e le commissioni del dipartimento. Questo obiettivo sarà raggiunto se l’Ufficio farà almeno 6 riunioni con questi gruppi, fornirà almeno 6 consulenze, produrrà 6 relazioni sulle tematiche affrontate nei gruppi. Qualunque cittadino potrebbe fare una domanda molto semplice: scusate, ma questo obiettivo, non è il lavoro che normalmente deve fare l’ufficio? Ma andiamo avanti con gli esempi. L’Ufficio affari istituzionali e affari generali della Presidenza della Giunta dovrebbe raggiungere un obiettivo di gestione che riguarda “l’assistenza al Comitato di Coordinamento delle iniziative Antiracket ed Antiusura”.  Per raggiungere tale obiettivo deve a fine anno aver predisposto 5 atti e aver dedicato a questa assistenza 15 incontri. Il peso ai fini della valutazione attribuito a questo obiettivo è pari a 11. Un ultimo esempio per finire. L’Ufficio affari legislativi e qualità della normazione ha l’obiettivo gestionale di elaborare l’articolato del decreto di legge sulla riforma dell’organizzazione amministrativa regionale. Se poi il lavoro di elaborazione del decreto di legge, non è utilizzato o dimenticato per anni nei cassetti, fa niente: il risultato è raggiunto comunque. Spesso è capitato che il lavoro dei dirigenti inserito tra gli obiettivi, non sia mai stato utilizzato. Alla faccia!
Che cosa viene valutato?Il grado di raggiungimento degli obiettivi e il comportamento organizzativo sono i due aspetti fondamentali della valutazione.  Per quanto riguarda il comportamento organizzativo che comprende anche alcuni aspetti relativi alla capacità manageriale, ciascun dirigente a fine anno produce una relazione che consegna al direttore generale. I due aspetti valutati concorrono alla determinazione della retribuzione di risultato.
Dalla presa d’atto alla  presa per i fondelliQualcuno ci spieghi che cosa c’è di capace e meritevole nel fare riunioni, o nel predisporre un articolato di legge. Ci spieghi che cosa c’è di straordinario nell’assistere il Comitato di Coordinamento Antiusura o nell’organizzare eventi per il 150° anniversario dell’unità d’Italia. E’ evidente che gli obiettivi da raggiungere per ciascuno dirigente appaiono come un gioco di prestigio. Si tratta della semplice traduzione in linguaggio burocratico, scritto su  schede complicate, del lavoro che normalmente questa gente già fa o deve fare. Semplicemente sembra che esista un meccanismo per cui sul lavoro ordinario, normale, qualcuno ha deciso di assegnare un surplus di stipendio. E’ una delle tante farse italiane, costruite sulla sceneggiata della falsa meritocrazia e della improbabile efficienza della pubblica amministrazione? E che dire del costo che i cittadini sopportano per il funzionamento di tutto questo meccanismo farraginoso di valutazione? E poi, ve lo immaginate un insegnante che percepisce la retribuzione di risultato perché i suoi alunni hanno imparato a fare le addizioni a fine anno? Eppure i docenti delle scuole dell’obbligo hanno sulle loro spalle enormi responsabilità, ma nelle loro tasche pochi euro.
Le grottesche ingiustizieIn tutto questo bailamme di pomposa documentazione scopriamo che un medico che lavora in ospedale per esempio, ha una retribuzione simile ad un dirigente regionale che ha la responsabilità di fare 6 riunioni e di fornire 6 consulenze. La differenza tra le responsabilità e il lavoro del medico e quella del dirigente regionale o di altro ente, è grande quanto un oceano. Ma la differenza di stipendio no, quella è piccola quanto un cucchiaino d’acqua. Tra retribuzione tabellare, indennità di posizione e tutto il resto un medico di ospedale, otorino o geriatra che sia, ha guadagnato tra i 98 e 110 mila euro nel 2010, alle dipendenze dell’Azienda Sanitaria di Potenza. Mentre il nostro ipotetico dirigente del Dipartimento della Giunta Regionale ha guadagnato quasi 100 mila euro. Vogliamo parlare degli altri lavoratori? Degli operai e degli impiegati delle aziende private? Sicuramente se  non fanno bene il loro lavoro rischiano il licenziamento. E se devono racimolare a fine anno qualche centinaio di euro oltre il salario, devono lavorare di notte, di sabato e di domenica. E se vogliono un premio di produzione devono produrre di più. In questi casi il risultato di produzione si vede e si misura senza chiacchiere, schede, codici o algoritmi, ma con una semplice operazione aritmetica.
E allora, come è composta la retribuzione di un dirigente?
Le parti della retribuzione sono fondamentalmente tre. Lo stipendio tabellare, ovvero la retribuzione base contrattuale che è pari a circa a 40.471 euro, a questo si aggiunge l’indennità di posizione che ammonta a 44.013 euro. A  queste due componenti bisogna sommare una componente variabile:  la retribuzione di risultato relativo all’anno di valutazione. Per esempio i dirigenti regionali hanno incassato nel 2009 l’aumento per i risultati raggiunti nel 2007. In alcuni casi capita che alla retribuzione così calcolate si cumula un guadagno extra per consulenze su progetti specifici. Ma che cos’è l’indennità di posizione? E’ una parte della retribuzione dovuta semplicemente ad una valutazione del ruolo organizzativo che prescinde dalla persona che lo ricopre. Come dire: ti pago di più perché sei in quella stanza, non perché sei il migliore.
Chissenefrega dei risultatiTutto questo meccanismo lascia pensare che i dirigenti nel corso dell’anno lavorano esclusivamente agli obiettivi di gestione. Ciò significa che non fanno altro. E se non fanno altro, vuol dire che il loro lavoro è quello descritto nelle schede di prevalutazione. E se così è, perché vengono premiati?Oppure hanno altro lavoro da fare, oltre quello descritto negli obiettivi di gestione? In tal caso sarebbe opportuno che, in nome dell’abusata e violentata trasparenza, qualcuno spieghi che cosa fanno normalmente, quotidianamente, solitamente? Magari fanno del semplice lavoro d’ufficio, qualche pratica, rispondono a qualche fastidiosa telefonata di un cittadino. Queste domande ipotizzano uno scenario quotidiano che magari è assolutamente infondato. Certo non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Comunque vada questi dirigenti, anche se non dovessero raggiungere i  loro difficilissimi obiettivi di gestione, a fine anno portano a casa mediamente 90mila euro. E vadano al diavolo i risultati. Anche perché scorrendo le retribuzioni del 2009 dei dirigenti regionali, pare che tutti, abbiano raggiunto gli obiettivi di gestione.
Senza fare di tutta l'erba un fascio c'è da dire che il fascio è fatto di molta erba non buona.

Dom, 08/01/2012 - 16:21

giovedì 6 ottobre 2011

SANITA' LUCANA: SI RILANCIA?


L’assessore Martorano ribatte a voci di tagli e soppressioni. C’è un progetto di riorganizzazione che consentirà di superare il blocco delle assunzioni e potenziare l’emergenza-urgenza...
"....La rassicurazione viene dall’assessore regionale alla Sanità, Attilio Martorano, a seguito di notizie di stampa e richieste di informazioni di Consiglieri regionali e amministratori locali che paventavano soppressioni dei servizi di guardia medica Le proposte di riorganizzazione verranno vagliate da un tavolo tecnico, insediato presso il dipartimento salute, cui parteciperanno le aziende sanitarie, Agenas ed esperti del settore e, successivamente, si procederà a un’intensa attività di consultazione popolare con un ciclo di incontri sul territorio per raccogliere altre osservazioni e illustrare i vantaggi che tale riorganizzazione potrà comportare. In particolare, si mira a rafforzare un’area strategica del sistema sanitario, ed anche di istituire qualche postazione aggiuntiva di presidio del 118........."
".........Non c’è alcun progetto di smantellamento, sia pur parziale, della rete di continuità assistenziale lucana (i medici di guardia) ma anzi un progetto di riorganizzazione che mira ridisegnare anche questo servizio sotto forma di rete, procedendo in parallelo ad un potenziamento del “118” grazie a nuove postazioni territoriali per le quali, in base a quanto previsto dalla recente legge di assestamento del Bilancio, attuando la riorganizzazione della continuità assistenziale potrebbe essere anche superato il blocco delle assunzioni........"

Commenti 


VA BENISSIMO SE SI TRATTA DI POTENZIARE I SERVIZI ESSENZIALI SUL TERRITORIO (OSPEDALI, 118, MEDICI, INFERMIERI, OSS, ETC).
VA MENO BENE SE SI TRATTA DI UN ESCAMOTAGE PER CONTINUARE AD INCREMENTARE IL SETTORE AMMINISTRATIVO (SONO GIA’ I 2/3 DEL TOTALE DEI DIPENDENTI), RICETTACOLO DI CLIENTELISMI E “FAVORI” A POLITICI E DIRIGENTI PER SISTEMARE PARENTI E “AMICHETTE”……….
Donato - 5 ottobre 2011

..e poi chiudono le postazioni esistenti perchè non hanno ne infermieri ne autisti…. e come ne aprono altre, chiudendo quali altre ?! ahahhhahahahhaha
,,, la coperta è corta….! mi spiegassero perchè san nicola di melfi è chiusa e perchè genzano di lucania non ha tutti i turni coperti…e siamo ad ottobre ! e perchè quest’estate c’erano anche 5 postazioni chiuse! ahahahhahah sono solo comici, specchietto per le allodole…..
sasà - 6 ottobre 2011

giovedì 29 settembre 2011

San Carlo. Se il cardiochirurgo non opera più


San Carlo. Se il cardiochirurgo
non opera più
Disorganizzazione nei turni notte-giorno, rischio per chi opera e per chi viene operato. E poi disparità tra chi prende il bisturi: ci sono primedonne e riserve lasciate in panchina
San Carlo. Se il cardiochirurgo 
non opera più 28/09/2011
di LUCIA SERINO


POTENZA - Vi fareste operare al cuore sapendo che il chirurgo che si appresta ad aprirvi il torace sta lavorando notte e giorno da un bel po', con il rischio che è senza un riposo e una lucidità adeguati? Chi sono i medici che entrano nella sala operatoria di cardiochirurgia del più grande ospedale regionale dove ancora oggi arrivano pazienti da strutture vicine molto qualificate (ad esempio la clinica Montevergione di Mercogliano, molto famosa) per interventi di alta specializzazione come l'impianto delle Tavi?

Quella che vi stiamo raccontando è la parabola del reparto che era il fiore all'occhiello dell'ospedale San Carlo di Potenza, la cardiochirurgia. Venivano da tutto il Sud, ma non solo. Incontri ancora, fuori regione, persone che te lo raccontano. Per alcuni, anzi, il nome Potenza è legato esclusivamente all'ospedale e l'ospedale esclusivamente a quella specializzazione. Del dipartimento fa parte anche la cardiochirurgia pediatrica, ma da qui bambini non ne passano, pochissimi, qualche albanese o altri piccoli stranieri, stop. L’accordo con il Bambino Gesù fa ben sperare. Ma per una cosa che va molte altre sono da sistemare. Quando arrivò Sergio Caparroti la fama del reparto si consolidò dopo gli anni fulgidi di Tesler che l'aveva avviato.

Caparrotti veniva dalla sanità privata, operava, operava. Fecero la fila in reparto per ingraziarselo, il successo aumentò, i problemi pure e Caparrotti alla fine si dimise, per via delle indagini di Woodcock sulla sanità ma anche perché - come scrisse nella lettera d'addio che il Quotidiano pubblicò - perché l'ambiente gli era ostile, troppe chiacchiere e troppi veleni. Quando chiuse la porta quasi nessuno, di quelli che avevano fatto la corsa per accaparrarsene la fiducia, gli strinsero lealmente la mano. Capita così, in fondo, con tutti i capi. Cose umane.

E si ricominciò, nuovo primario, nuova corsa. A capo della squadra oggi c'è il professor Roberto Gaeta, dell'università di Messina. Otto medici più un nono a tempo determinato che però lavora molto. Ma oggi non tutto fila liscio. E farebbe bene Des Dorides a intervenire subito.

L'organizzazione del lavoro non va. C'è un bel numero di vertenze al giudice. Gli accertamenti dell'ispettorato del lavoro hanno già fatto riscontrare delle irregolarità che sono state sanzionate. Il procedimento è in corso per le contestazioni dell'azienda ospedaliera. Ma è sul piano dei rapporti interni che si registrano situazioni molto tese. Le lettere inviate già in passato all'ex direttore generale De Costanzo e al dirigente sanitario Pennacchia (a proposito le voci del Palazzo lo danno fuori dalle prossime nomine, con scarse possibilità di essere riconfermato, più consolidata invece sembra essere la posizione del direttore amministrativo, Pedota) sono rimaste carta straccia, le discussioni sindacali non hanno contribuito a risolvere il contenzioso, con alcuni interrogativi inquietanti: ad esempio è stato sempre annotato tutto sul registro degli interventi?

Tra i vertici qualcuno ti risolve così il problema: «I cardiochirurghi? Tutte primedonne». Sarà, ma c'è un contenzioso giudiziario aperto e il problema della disorganizzazione dei turni non può essere liquidato, come pure ti dicono, con un approssimativo: «Fanno cose non autorizzate». Se in qualunque azienda si fanno cose non autorizzate cos'è che succede?


Il nuovo direttore generale Des Dorides avrà un bel da fare. C'è una gran confusione nella turnazione giorno notte (è qui che sono state riscontrate violazioni da parte dell'ispettorato del lavoro per violazione degli accordi sindacali) con l'effetto di caricare i chirurghi senza andare troppo per il sottile sulla necessità di recupero. E poi l'ingresso in sala operatoria. Qui si apre un altro capitolo che è in corso di accertamento giudiziario: perché sempre gli stessi in sala operatoria? Perché sempre gli stessi per l'utilizzo delle ultime tecniche? Se si controlla la media delle operazioni fatte dai chirurghi del reparto si noterà sicuramente una disparità di trattamento: bravi alcuni e asini gli altri? Sciatteria organizzativa? Fare il chirurgo è anche un allenamento. Meno operi e meno sei quotato, meno il tuo nome gira meno persone scelgono te, anche per le visite intramoenia. All'opposto, chi più opera più si quota sul mercato, da più pazienti viene scelto, più ricco diventa. Perché c'è anche quest'aspetto da considerare, quello del vantaggio economico. Ma fermiamoci a quello che riguarda la salute dei pazienti. E ritorniamo alla domanda iniziale.Perchè alcuni possono operare e altri no? Qual è il criterio che guida la turnazione?
 

giovedì 8 settembre 2011

Potenza, l'Asp spende 674mila euro in fitti


Potenza, l'Asp
spende 674mila
euro in fitti
POTENZA - Ma era proprio necessario trasferirsi 
in un immobile a ridosso della Ferriera e senza 
parcheggi?
 Non si è spenta l’eco della polemica sulla nuova 
sede dell’Azienda sanitaria di Potenza, in 
via Appia, nel capoluogo lucano.
 Un’eco che si riverbera anche sul fronte economico:
 la struttura, 
infatti, costa all’Asp circa 199mila euro all’anno.
 È anche vero, però, che il trasferimento in via 
Appia ha 
consentito la dismissione di parte dei locali in affitto 
al Don Uva 
(circa 105mila euro). Una dismissione di affitti è avvenuta anche
 della ex Asl di Venosa, la n. 1, ad Avigliano, a Genzano di Lucania e
 a Rionero in Vulture per altri circa 76.000 euro.

Sono dati resi noti dal sito blogallo.it che focalizza da sempre l’attenzione 

su tematiche sanitarie. 
Sul sito web si legge che l’affitto dei locali di via Appia è stato necessario 
perchè è in atto 
un contenzioso con la ditta che ha vinto la gara per la ristrutturazione del 
poliambulatorio di via Torraca. Che, dicono dall'Asp, è in via di definizione.
 «È stato necessario trovare altri locali
 - spiegano dall'Asp - per liberare spazi in via del Gallitello, dove verrà 
aggiunta l'attività di piccoli 
interventi oculistici, come la rimozione della cataratta».

La scelta di via Appia appare in perfetta sintonia con quella di via del 

Gallitelo dove si trova il poliambulatorio «Madre Teresa di Calcutta». 
Anche qui c’è una scarsità di parcheggi. 
«Si poteva fare una scelta migliore. La decisione di acquistare quel 
poliambulatorio in via 
del Gallitello, per dare altri spazi all'attività sanitaria dell'azienda, 
data la necessità di ristrutturare 
la storica sede di via Torraca - ricorda blogallo.it - la prese l'allora 
direttore generale, Cataldo Adduci. L'acquisto venne poi perfezionato 
praticamente, dal suo sostituto protempore, l'attuale direttore sanitario, 
Giuseppe Cugno, che allora, per due anni, ricoprì i due ruoli 
contemporaneamente».

L'accordo prevedeva anche che l'Asl avrebbe potuto, con diritto di 

prelazione, acquistare il resto della struttura. Circa la stessa metratura 
dell'attuale poliambulatorio. Acquistata poi dall'Inpdap 
(istituto di previdenza) a un prezzo concorrenziale. Quel non avvalersi 
del diritto di prelazione, 
da molti viene ancora oggi definito uno dei tragici, se non il principale 
errore, della gestione di Attilio Nunziata, ex direttore dell'Asl 2. Per far
 fronte alla mancanza di spazi - ricorda ancora blogallo.it - l'Asl di 
Nunziata scelse di prendere in affitto locali dal Don Uva
 (la struttura psichiatrica nei pressi 
dell'ospedale San Carlo di Potenza) per circa 300.000 euro l'anno. 
E anche uno a ridosso del poliambulatorio di via del Gallitello,
 dove oggi ha sede la struttura dedicata all'igiene mentale, 
che costa all'Asp circa 120mila euro l'anno. Poi c'è l'esborso di 
altri 38.600 euro per pagare l'affitto 
di un locale adibito ad archivio. Il totale è di circa 460.000 euro 
di affitto: sarebbe stato sufficiente per accendere un mutuo e 
acquistare una struttura capace di contenere tutte le attività 
dell'Azienda sanitaria. Non si poteva pensare a un’unica sede. 
Dove? L’idea di creare una cittadella dei saperi nell’area 
dell’ex Cip Zoo serpeggia ancora oggi tra gli stessi vertici dell’Asp: 
un unico plesso sanitario dell’Asp è l’obiettivo a cui guardare per i 
prossimi anni se non si vuole andare incontro a nuove polemiche
 su fitti d’oro, carenza di parcheggi e polverizzazione dell’offerta
 all’utenza. Ma è ovvio che serve una volontà politica. Che al momento
 sembra non esserci. E così la comunità continua a pagare. 
L’Asp versa soldi anche per le 22 sedi nei vari paesi 
(come riportiamo nella scheda che pubblichiamo in questa stessa pagina).
 Negli altri 75 comuni l'Azienda non paga affitti perché proprietaria o 
perché in comodato.
 Il totale che l'Azienda sanitaria di Potenza sborsa di affitti è 
di 674.000 euro.

Insomma, fra contenziosi con le ditte e scelte discutibili sul fronte

 manageriale, la comunità si ritrova a pagare affitti esosi ai privati 
nonostante la stessa Asp abbia un cospicuo patrimonio immobiliare.


http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=453525&IDCategoria=12

martedì 2 agosto 2011

BORSE DI STUDIO-Continua la gestione poco chiara dell'Asp - ancora bandi poco chiari e festivi‏




L’Azienda Sanitaria di Potenza perde ogni anno soldi, essendo sempre in deficit cronico, ma non il vizietto di pubblicare bandi di concorso alquanto evanescenti e poco chiari nei criteri di selezione e valutazione. A tutto ciò, si aggiunge la pubblicazione in periodo estivo e con termini di presentazione così brevi da contrastare sia con la logica che con il semplice buonsenso.
Sul Bur del primo agosto è stato pubblicato a cura dell’Asp un bando per l’assegnazione di tre borse di studio per laureati in economia e commercio, scadenza della domanda 16/8/2011, per la durata di 12 mesi ed un compenso di € 13.500,00. Solo 15 giorni di tempo – ferragosto compreso- una scelta assurda che, di fatto “seleziona” a monte, ed uso un eufemismo, impedendo, in concreto una più ampia partecipazione. Sembra sia ormai consuetudine in Basilicata pubblicare bandi e concorsi pubblici in pieno periodo feriale, è capitato l’anno scorso con un Bando Formez, quest’anno con i bandi del Dipartimento Agricoltura e adesso anche con l’ASP. Una prassi che considero inaccettabile e assurda specie quando si rivolge a giovani laureati e disoccupati. La dirigenza dell’ASP poi continua imperterrita nella sua scarsa trasparenza dato che anche in questo bando non sono assolutamente specificati i criteri di assegnazione dei punteggi sia per la valutazione dei titoli che per il colloquio. Inoltre si continua nella reticenza nel non dare risposte ad atti istituzionali del Consiglio Regionale. Già in data 28/06/2011 è stata presentata un’interrogazione con la quale si chiedevano chiarimenti in merito ad un bando similare per l’erogazione di due borse di studio sempre da parte dell’ASP; sempre con la stessa poca trasparenza, con la stessa superficialità che un’azienda pubblica non può permettersi di avere. Ma con la pubblicazione di questo bando nel pieno periodo estivo, si arriva all’intollerabile, ho presentato un’ulteriore interrogazione urgente per chiedere innanzitutto la sospensione del bando ed una successiva riapertura per permettere una maggiore pubblicità istituzionale e la più ampia partecipazione pubblica. Ora l’assessore Martorano deve prendere l’impegno a verificare cosa sta succedendo all’Asp che pubblicare ancora una volta un bando poco chiaro e poco trasparente, dai termini così esigui che fa sorgere dubbi sia al sottoscritto che a tanti giovani che mi hanno segnalato l’accaduto. Inoltre quale consigliere regionale del Pdl esigo una spiegazione dall’Assessore Martorano anche sulla mancata risposta all’interrogazione protocollata a fine giugno.
Pretendo una volta per tutte che si diano spiegazioni circa il ripetersi delle medesime situazioni. Inutile ricordare che l’ASP è un’azienda pubblica finanziata con i soldi dei contribuenti, compreso il lauto stipendio del management, e che gli stessi contribuenti pagano di tasca loro il deficit strutturale di ben 23 milioni di euro che ogni hanno il management dell’Asp regala alla finanza pubblica della Regione Basilicata.

Potenza 2/8/2011

Gianni Rosa

martedì 28 giugno 2011

SANITA' LUCANA e BORSE DI STUDIO: A QUANDO LA TRASPARENZA?


Nuovo bando pubblico in Basilicata e la storia che si ripete. Questa volta tocca all’Azienda Sanitaria di Potenza (ASP), che deve assegnare due borse di studio annuali a laureati in economia, dal valore di 12.000 euro, e pertanto pubblica il relativo avviso sul BUR del 16/01/2011. La lettura del bando suscita immediatamente delle perplessità. La commissione esaminatrice nominata dal Direttore Generale dell’ASP, nella scelta terrà conto del punteggio da attribuire ai titoli cui aggiungere quello riveniente dal colloquio, che verterà sulle materie riguardanti la borsa di studio. Però, in barba alla regola della trasparenza, dal bando non è possibile rilevare nello specifico i criteri di assegnazione dei singoli punteggi.
Di recente è uscita la graduatoria che conferma in toto i dubbi, dalla quale risalta che la prima classificata ha ottenuto un punteggio pari a 49, risultato tutto attribuibile al colloquio, in quanto non gli è stato assegnato alcun punteggio per i titoli. Chiaramente sono certo dei suoi meriti, ma il fatto che la commissione è stata l’unica detentrice dei criteri utilizzati nella selezione crea un velo di mistero sulla procedura.
Troppo spesso si passa da bandi molto meticolosi da lasciar supporre che siano mirati ad personam, a bandi dai criteri così labili ed incerti, da lasciare assoluta discrezionalità nel giudicare e scegliere. Quindi qualcosa non va, e come minimo devo registrare una superficialità nel redigere bandi e regolamenti. Con un’interrogazione ho chiesto una verifica riguardo ai metodi ed il metro di giudizio per l’assegnazione delle due borse di studio da parte della commissione nominata e la copia dei verbali redatti.
Non poteva mancare il solito interrogativo cha da tempo poniamo al Presidente De Filippo, così sensibile per “l’innovazione continua” e fautore della meritocrazia, relativo alla sua valutazione sulla correttezza e la trasparenza dell’operato dell’Asp, e conseguentemente le intenzioni dell’Amministrazione regionale in merito.
(Gianni Rosa)
Potenza 28/06/2011


Gianni Rosa

lunedì 4 aprile 2011

SPESE PAZZE IN BASILICATA-32 MILIONI DI CONSULENZE

Spese pazze in Basilicata, 32 milioni di consulenze

Trentadue milioni di euro all’anno spesi in consulenze esterne (in totale 2500) tra Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Provincia di Matera, Comune di potenza e Comune di Matera. Più dell’Emilia Romagna, che spende 28 milioni all’anno. Questo e altri sprechi dell’amministrazione lucana sono stati denunciati ieri mattina dal Pdl regionale in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i consiglieri regionali del Pdl Nicola Pagliuca, Gianni Rosa, Mariano Pici, Michele Napoli, Franco Mattia, Mario Venezia ed Emilio Sarra. In Basilicata, hanno detto i consiglieri, «esiste una questione morale» in tutti i settori della vita pubblica, che deve essere «affrontata prima di tutto in Consiglio regionale» con «atti di trasparenza e con la correttezza delle procedure».
I consiglieri del Pdl,riferendosi all’azione del partito in Consiglio regionale hanno parlato di «collaborazione sui grandi temi che riguardano la Basilicata come la governance e il petrolio» e di «intensa azione di controllo sul piano degli atti, perché è necessario inviare un messaggio positivo alla popolazione in questi tempi così difficili».
Tra i casi emblematici denunciati dal Pdl, quello del videogioco «Verdino», finanziato «in tempi oltremodo brevi all’associazione Ameno, il cui presidente fa capo ad un partito di maggioranza dal quale è partita l’iniziativa che ha poi portato all’approvazione della delibera di Giunta». A tal riguardo il Pdl chiede «il ritiro dell’atto, altrimenti la questione sarà portata in Consiglio regionale».
Ma il «caso Verdino» non è l’unica ombra sollevata dal Pdl sulla gestione della cosa pubblica in Basilicata. Tra gli altri nodi indicati da Nicola Pagliuca, Gianni Rosa, Mariano Pici, Michele Napoli, Franco Mattia, Mario Venezia ed Emilio Sarra, la mancata istituzione di una Commissione d’inchiesta per quanto concerne le assunzioni nella pubblica amministrazione, la nomina dei vertici aziendali delle Asl, la questione tuttora irrisolta dell’ospedale unico di Lagonegro che sta solo comportando una lievitazione dei costi, il progetto Salute e Ambiente per la verifica dei danni da idrocarburi in Val d’Agri, oggi sospeso, avrebbe comportato un impegno di spesa di 2,5 milioni di euro, il buco di 910 mila euro nel bilancio di previsione dell’Arpab approvato dalla maggioranza in Consiglio regionale. «La stessa Corte dei Conti – è stato detto – ha evidenziato forti criticità per quanto riguarda gli organismi consultivi e gli enti strumentali della Regione».
I consiglieri del Pdl hanno sottolineato che il richiamo alla questione morale in politica «risponde ad un bisogno della comunità lucana che invoca un’azione amministrativa cristallina e rigorosa nella gestione quotidiana delle risorse». Un bisogno, è stato detto, particolarmente sentito dalle giovani generazioni, che sono costrette ad emigrare da una regione pur ricca di petrolio e di altre risorse naturali».
Sostegno all’iniziativa del Pdl è arrivato anche dalla Dc, che in un comunicato ha scritto: «Condividiamo la forte denuncia del Pdl perché in Basilicata esiste una questione morale in tutti i settori della vita pubblica, che tocca direttamente aspetti economici, produttivi, sociali, culturali e civili», e ancora: «La Giunta regionale e il centrosinistra dimostrino nei fatti che non ci sono corsie privilegiate, scelte discrezionali, favoritismi, sottoscrivendo un codice di comportamento etico rispetto al quale chiedere ai cittadini valutazioni e quindi verifiche, senza fermarsi all’anagrafe finanziaria degli eletti».
tratto dal giornale Lucano