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venerdì 6 giugno 2014

BASILICATA: LA SANITA' AI TEMPI DEL GOVERNATORISSIMO


Stupisce, allarma e preoccupa che i provvedimenti primi (a parte il primissimo- autoassolutorio e l'ultimo, pregno di  84 regalie...) del nuovo governo regionale siano tutti dedicati alla Sanità!
Quella stessa Sanità tanto  decantata, fino a ieri, come fiore all'occhiello regionale;
Quella con i bilanci "a posto" (anche senza i sostanziosi proventi del petrolio?)...
Allora erano tutte bugie? Forse si!
Lo testimoniano i vari scandali. Gli interventi della giustizia contabile, amministrativa e ordinaria. La moltiplicazione dei reparti (pur con la chiusura o "riqualificazione" di interi ospedali); Il 118 in cronico, perenne, affanno, le cui postazioni funzionano spessissimo a singhiozzo. Le liste d'attesa interminabili (per chi non ha in rubrica il numero di un dipendente dell'Azienda sanitaria -meglio se Dirigente)...  Adesso, pare, si dovrà tornare ad assumere!!!
Si auspica Medici, Infermieri, autisti e ausiliari, i cui contratti -finora- sono stati fatti sempre e solo a termine...
Allarma e preoccupa, invece, l'eventualità che gli sforzi possano tornare a concentrarsi verso ben altre categorie, come la storia recente insegna: gli amministrativi! I quali, checchè ne dicano le "rideterminazioni di pianta organica", sono sovrabbondanti e ridondanti ( basta fare un giro in qualsiasi presidio e vedere gli uffici vuoti -bisogna cercarli nei pressi dei distributori automatici o ai supermercati). Ciò nonostante l'attenzione è spessissimo concentrata verso tali assunzioni -a tempo indeterminato, naturalmente- con tentativi di concorso -all'apparenza "mirati", stranamente e colpevolmente dimentichi di graduatorie precedenti ancora valide!!!!. Si sa che invece  paga di più, e molto in termini politici, non di efficenza però, continuare con la solita vecchia e nota solfa... Come l'ostinata determinazione con cui, ad esempio, si porta avanti (da un un paio di anni) il tentativo- finora frustrato, per fortuna e Tar, - di assumere un   paio di (noti?)"amministrativi cat. D"  del ladronegrese....

MARIA SANTO

mercoledì 15 gennaio 2014

Asl 3: COMPRA 21 ECOTOMOGRAFI E NON LI UTILIZZA

Le indagini della Finanza: "Imballati e in alcuni casi addirittura scomparsi"

di Eli Galgano

L'ex Asl 3 compra 21 ecotomografi ma non li utilizza
Un caso di malasanità e spreco di soldi pubblici quello segnalato dai finanzieri della Compagnia di Lauria nell'ambito di un’attività di polizia economico-finanziaria volta a verificare inefficienze e sprechi di denaro pubblico nella spesa sanitaria.

I FATTI. I militari della Finanza hanno scoperto che l'ex Asl3 di Lagonegro aveva acquistato 21 ecotomografi digitali portatili, destinati ad essere utilizzati nelle ambulanze e negli elicotteri del servizio 118, per interventi ecografici d’urgenza, poi dislocati presso i nosocomi ed i punti 118 dell’intera Regione Basilicata. Si tratta di attrezzature del costo medio di 18mila euro euro l'uno. Per un totale, dunque di 378mila euro. Apparecchi che, nella maggior parte dei casi, non sono stati mai utilizzati. I controlli dei militari di Lauria, coadiuvati dai finanzieri di Potenza, Matera, Policoro, Rionero in Vulture, Viggiano e Metaponto, hanno riguardato ospedali, punti territoriali di Soccorso e Poliambulatori per verificare l’effettiva disponibilità degli ecotomografi presso le strutture assegnatarie e constatarne il reale ed effettivo utilizzo.
APPARECCHI MAI UTILIZZATI, SCOMPARSI E OPERATORI CHE NON SAPEVANO UTILIZZARLI. Le indagini, espletate sia attraverso quesiti rivolti agli operatori interessati che attraverso l’esame diretto degli apparati, hanno portato alla luce diverse anomalie. E' risultato infatti che in due strutture sanitarie non si sapeva dell'esistenza degli ecotomografi. In un caso, alla richiesta, da parte dei militari, di visionare specificamente l’apparecchio in questione, ne è stato mostrato uno totalmente differente. In un altro caso sono stati necessari 15 giorni per rinvenire l’apparecchio, inutilizzato e abbandonato in un ufficio amministrativo; in altre 14 strutture sanitarie regionali è stata accertata la mancata utilizzazione dell'apparecchio, accertata dagli investigatori, attraverso la quantificazione dello spazio di memoria digitale occupato e l’elenco numerico dei pazienti beneficiari di prestazione, rilevabili analizzando il software interno delle macchine. Nella maggior parte dei casi, i finanzieri hanno rinvenuto le attrezzature ancora imballate. I finanzieri hanno poi constatato che gli operatori sanitari che avrebbero dovuto usare gli ecotomografi non sapevano come utilizzarli, ed inoltre è risultato che numerosi operatori sanitari che avevano la disponibilità degli apparecchi non avevano frequentato alcun corso di formazione per l'utilizzo degli stessi. Ed ancora sui mezzi di soccorso gli ecotomografi non solo non venivano utilizzati ma non avevano uno spazio dove essere collocati in sicurezza. Accertata la mancata utilizzazione di 14 apparecchi, è stato appurato, altresì, che i rimanenti 7 ecotomografi sono stati adoperati solo sporadicamente dal personale medico. Nel caso dell’Ospedale di Lagonegro, ad esempio, l’ecotomografo destinato al pronto soccorso, è stato “recuperato” per finalità diagnostiche programmate dai reparti di degenza, in ausilio alla strumentazione già esistente.
SANITA', APPALTI E DANNO ERARIALE. Dagli accertamenti eseguiti, è inoltre risultato che la ditta fornitrice, oltre a quelli destinati a strutture della Regione Basilicata, ha ceduto, negli ultimi anni, solo 9 esemplari ad altre strutture sanitarie dislocate sull’intero territorio nazionale. All’esito delle indagini, il danno erariale segnalato alla Procura Regionale della Corte dei Conti, conseguente alla gestione delle attrezzature inutilizzate, è risultato ammontare a circa 300mila euro. 

lunedì 17 ottobre 2011

L'agonia del sistema Basilicata


L'agonia del sistema Basilicata
17/10/2011 

"........Lo diciamo senza tentennamenti: il sistema di potere e di occupazione della cosa pubblica di questo centrosinistra è nella sua fase terminale, e questo ci preoccupa non poco, perché significa che trascorreremo i prossimi mesi a registrare una caotica agonia, e non a occuparci di sviluppo, di sanità, di petrolio, di turismo, di cultura, di infrastrutture, di energia, di efficienza amministrativa e professionale. Il vecchio metodo della congiura del silenzio – usato in queste ore ancora una volta dal presidente De Filippo – non funziona più, perché la società civile si è evoluta (non siamo più contadini subalterni dei tempi di Colombo), e perché in questa Regione ci sono migliaia di uomini liberi che non devono niente al munifico portafoglio regionale.

Non pensasse il segretario regionale del Pd di cavarsela dando in pasto all’opinione pubblica l’ennesimo capro espiatorio (Vincenzo Sigillito), perché è un film già visto, e perché il vero tema è il clientelismo degli enti regionali o subregionali, che poi, a catena, crea asservimento e incapacità professionale (se c’è un solo non raccomandato dell’Arpab, che esca allo scoperto), e quindi negligenza (caso Fenice). Detto in altri termini: non è Sigillito in sé il problema, ma il dato di fatto che chiunque voglia far parte della classe dirigente regionale (e sono in pochi, sempre gli stessi da quindici anni, e sono pochi perché non è facile rispettare tutti i patti “segreti” che la politica ti chiede) deve rispettare precise regole non scritte, che Speranza si guarda bene dal cancellare; Speranza, anzi, del sistema clientelare condivide ogni cosa (vedi sponsorizzazione di Maroscia al San Carlo di Potenza), e ai cittadini lucani offre una stucchevole e vergognosa doppia morale: da un lato dice che bisogna alzare l’asticella della buona politica, dall’altro si è fatto furbissimo arbitro e garante di un sistema corrotto e clientelare (non basta essere giovani per essere “nuovi”).

Anziché dire di avere fiducia nella magistratura, perché Speranza non dice che il partito che lui dirige è una sorta di ufficio di collocamento (a discapito di tante professionalità “senza santi in paradiso”) per iscritti più o meno illustri? Siccome lui non può dirlo, allora lo diciamo noi: il partito-Regione è una gigantesca macchina di affari “interessati”, di prebende e di clientelismo, e questo sarebbe anche accettabile (paradossalmente) se il risultato fosse un buon Pil, una buona sanità, una buona pubblica amministrazione, un buon ruolo della Basilicata sullo scacchiere nazionale, una crescita della società civile e culturale, una spesa pubblica sobria, oculata e giusta, e invece questo non accade, perché sempre la corruzione e il clientelismo ammalano la società, e la società lucana (e non solo i suoi terreni) è gravemente ammalata, e noi tutti – intellettuali, giornalisti, amministratori onesti, semplici cittadini che vivono di lavoro – abbiamo il dovere di dirlo, di dirlo senza paura, perché parliamo solo in difesa dei “beni comuni”, del futuro della nostra terra.

Succedono cose strane, in questa Regione. Succede per esempio che fratelli, sorelle (o fratelli e sorelle insieme), cugini, autisti, ecc., siano tutti sistemati nei vari Eldoradi che si chiamano Arpab, Arbea, Asl, Acquedotto lucano, Regione, ecc. E come mai i più intelligenti e i più preparati di questa Regione sono sempre imparentati o legati a uomini politici? Ne dobbiamo dedurre che i figli di nessuno siano sempre ignoranti e impreparati? Ora, siccome tutti – da Pagliuca a Restaino, da Latronico a Folino – condividono lo stesso metodo clientelare, è ovvio che si abbia interesse ad acquietare le acque, perché “il sistema” va preservato anche a costo di calpestare la verità e la dignità di un popolo. Noi però non ci stiamo, perché vogliamo che qualcuno bonifichi la nostra terra dai veleni della politica e dai veleni delle multinazionali. E che lo faccia subito, prima che sia troppo tardi.

Si proceda perciò al commissariamento del Pd (essendo il partito il luogo di confluenza degli interessi particolari e dei governi locali, e quindi lo snodo principale del “sistema Basilicata”), e si costringa il Pd ad autorinnovarsi, per spingere la politica di governo a tagliare i ponti con un “sistema” che è entrato nella sua fase finale. Se non lo farà il Pd, lo farà autonomamente il corso progressivo degli eventi politici, perché la maggioranza dei lucani non ne può più di corruzione, di lotte per bande, di signori delle tessere, di nomine squalificanti, di manovre di palazzo, di rimestatori pagati dal pubblico danaro. Se in coscienza Roberto Speranza pensa che quella lucana sia davvero “buona politica”, o che da quando c’è lui qualcosa è migliorato, allora le sue dimissioni diventano obbligatorie e doverose. A meno che non ammetta di essere il garante di un “sistema” corrotto che premia i pochi a svantaggio dei tanti. In quel caso ne apprezzeremo la cinica onestà. Ma non ci faremo intortare da un linguaggio astratto e furbo, di chi cerca di accontentare tutte le bande affamate del partito. Ci aspettiamo parole chiare. Perché non permetteremo che la sua ambizione di diventare futuro presidente della Regione passi sulla dignità di migliaia di persone offese da un sistema squallido e corrotto che sta mettendo in pericolo addirittura la nostra sopravvivenza istituzionale. Le dimissioni di De Filippo (che volle fortemente Sigillito all’Arpab) non le chiediamo solo perché non abbiamo voglia di impantanarci nella sua furbesca bravura a scaricare responsabilità e connivenze, a cadere dalle nuvole di fronte a ogni problema (in perfetto stile andreottiano). La furbizia logora chi non ce l’ha. E noi non abbiamo tempo da perdere. "


Andrea Di Consoli

estratto da:

giovedì 8 settembre 2011

Potenza, l'Asp spende 674mila euro in fitti


Potenza, l'Asp
spende 674mila
euro in fitti
POTENZA - Ma era proprio necessario trasferirsi 
in un immobile a ridosso della Ferriera e senza 
parcheggi?
 Non si è spenta l’eco della polemica sulla nuova 
sede dell’Azienda sanitaria di Potenza, in 
via Appia, nel capoluogo lucano.
 Un’eco che si riverbera anche sul fronte economico:
 la struttura, 
infatti, costa all’Asp circa 199mila euro all’anno.
 È anche vero, però, che il trasferimento in via 
Appia ha 
consentito la dismissione di parte dei locali in affitto 
al Don Uva 
(circa 105mila euro). Una dismissione di affitti è avvenuta anche
 della ex Asl di Venosa, la n. 1, ad Avigliano, a Genzano di Lucania e
 a Rionero in Vulture per altri circa 76.000 euro.

Sono dati resi noti dal sito blogallo.it che focalizza da sempre l’attenzione 

su tematiche sanitarie. 
Sul sito web si legge che l’affitto dei locali di via Appia è stato necessario 
perchè è in atto 
un contenzioso con la ditta che ha vinto la gara per la ristrutturazione del 
poliambulatorio di via Torraca. Che, dicono dall'Asp, è in via di definizione.
 «È stato necessario trovare altri locali
 - spiegano dall'Asp - per liberare spazi in via del Gallitello, dove verrà 
aggiunta l'attività di piccoli 
interventi oculistici, come la rimozione della cataratta».

La scelta di via Appia appare in perfetta sintonia con quella di via del 

Gallitelo dove si trova il poliambulatorio «Madre Teresa di Calcutta». 
Anche qui c’è una scarsità di parcheggi. 
«Si poteva fare una scelta migliore. La decisione di acquistare quel 
poliambulatorio in via 
del Gallitello, per dare altri spazi all'attività sanitaria dell'azienda, 
data la necessità di ristrutturare 
la storica sede di via Torraca - ricorda blogallo.it - la prese l'allora 
direttore generale, Cataldo Adduci. L'acquisto venne poi perfezionato 
praticamente, dal suo sostituto protempore, l'attuale direttore sanitario, 
Giuseppe Cugno, che allora, per due anni, ricoprì i due ruoli 
contemporaneamente».

L'accordo prevedeva anche che l'Asl avrebbe potuto, con diritto di 

prelazione, acquistare il resto della struttura. Circa la stessa metratura 
dell'attuale poliambulatorio. Acquistata poi dall'Inpdap 
(istituto di previdenza) a un prezzo concorrenziale. Quel non avvalersi 
del diritto di prelazione, 
da molti viene ancora oggi definito uno dei tragici, se non il principale 
errore, della gestione di Attilio Nunziata, ex direttore dell'Asl 2. Per far
 fronte alla mancanza di spazi - ricorda ancora blogallo.it - l'Asl di 
Nunziata scelse di prendere in affitto locali dal Don Uva
 (la struttura psichiatrica nei pressi 
dell'ospedale San Carlo di Potenza) per circa 300.000 euro l'anno. 
E anche uno a ridosso del poliambulatorio di via del Gallitello,
 dove oggi ha sede la struttura dedicata all'igiene mentale, 
che costa all'Asp circa 120mila euro l'anno. Poi c'è l'esborso di 
altri 38.600 euro per pagare l'affitto 
di un locale adibito ad archivio. Il totale è di circa 460.000 euro 
di affitto: sarebbe stato sufficiente per accendere un mutuo e 
acquistare una struttura capace di contenere tutte le attività 
dell'Azienda sanitaria. Non si poteva pensare a un’unica sede. 
Dove? L’idea di creare una cittadella dei saperi nell’area 
dell’ex Cip Zoo serpeggia ancora oggi tra gli stessi vertici dell’Asp: 
un unico plesso sanitario dell’Asp è l’obiettivo a cui guardare per i 
prossimi anni se non si vuole andare incontro a nuove polemiche
 su fitti d’oro, carenza di parcheggi e polverizzazione dell’offerta
 all’utenza. Ma è ovvio che serve una volontà politica. Che al momento
 sembra non esserci. E così la comunità continua a pagare. 
L’Asp versa soldi anche per le 22 sedi nei vari paesi 
(come riportiamo nella scheda che pubblichiamo in questa stessa pagina).
 Negli altri 75 comuni l'Azienda non paga affitti perché proprietaria o 
perché in comodato.
 Il totale che l'Azienda sanitaria di Potenza sborsa di affitti è 
di 674.000 euro.

Insomma, fra contenziosi con le ditte e scelte discutibili sul fronte

 manageriale, la comunità si ritrova a pagare affitti esosi ai privati 
nonostante la stessa Asp abbia un cospicuo patrimonio immobiliare.


http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=453525&IDCategoria=12

lunedì 4 aprile 2011

SPESE PAZZE IN BASILICATA-32 MILIONI DI CONSULENZE

Spese pazze in Basilicata, 32 milioni di consulenze

Trentadue milioni di euro all’anno spesi in consulenze esterne (in totale 2500) tra Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Provincia di Matera, Comune di potenza e Comune di Matera. Più dell’Emilia Romagna, che spende 28 milioni all’anno. Questo e altri sprechi dell’amministrazione lucana sono stati denunciati ieri mattina dal Pdl regionale in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i consiglieri regionali del Pdl Nicola Pagliuca, Gianni Rosa, Mariano Pici, Michele Napoli, Franco Mattia, Mario Venezia ed Emilio Sarra. In Basilicata, hanno detto i consiglieri, «esiste una questione morale» in tutti i settori della vita pubblica, che deve essere «affrontata prima di tutto in Consiglio regionale» con «atti di trasparenza e con la correttezza delle procedure».
I consiglieri del Pdl,riferendosi all’azione del partito in Consiglio regionale hanno parlato di «collaborazione sui grandi temi che riguardano la Basilicata come la governance e il petrolio» e di «intensa azione di controllo sul piano degli atti, perché è necessario inviare un messaggio positivo alla popolazione in questi tempi così difficili».
Tra i casi emblematici denunciati dal Pdl, quello del videogioco «Verdino», finanziato «in tempi oltremodo brevi all’associazione Ameno, il cui presidente fa capo ad un partito di maggioranza dal quale è partita l’iniziativa che ha poi portato all’approvazione della delibera di Giunta». A tal riguardo il Pdl chiede «il ritiro dell’atto, altrimenti la questione sarà portata in Consiglio regionale».
Ma il «caso Verdino» non è l’unica ombra sollevata dal Pdl sulla gestione della cosa pubblica in Basilicata. Tra gli altri nodi indicati da Nicola Pagliuca, Gianni Rosa, Mariano Pici, Michele Napoli, Franco Mattia, Mario Venezia ed Emilio Sarra, la mancata istituzione di una Commissione d’inchiesta per quanto concerne le assunzioni nella pubblica amministrazione, la nomina dei vertici aziendali delle Asl, la questione tuttora irrisolta dell’ospedale unico di Lagonegro che sta solo comportando una lievitazione dei costi, il progetto Salute e Ambiente per la verifica dei danni da idrocarburi in Val d’Agri, oggi sospeso, avrebbe comportato un impegno di spesa di 2,5 milioni di euro, il buco di 910 mila euro nel bilancio di previsione dell’Arpab approvato dalla maggioranza in Consiglio regionale. «La stessa Corte dei Conti – è stato detto – ha evidenziato forti criticità per quanto riguarda gli organismi consultivi e gli enti strumentali della Regione».
I consiglieri del Pdl hanno sottolineato che il richiamo alla questione morale in politica «risponde ad un bisogno della comunità lucana che invoca un’azione amministrativa cristallina e rigorosa nella gestione quotidiana delle risorse». Un bisogno, è stato detto, particolarmente sentito dalle giovani generazioni, che sono costrette ad emigrare da una regione pur ricca di petrolio e di altre risorse naturali».
Sostegno all’iniziativa del Pdl è arrivato anche dalla Dc, che in un comunicato ha scritto: «Condividiamo la forte denuncia del Pdl perché in Basilicata esiste una questione morale in tutti i settori della vita pubblica, che tocca direttamente aspetti economici, produttivi, sociali, culturali e civili», e ancora: «La Giunta regionale e il centrosinistra dimostrino nei fatti che non ci sono corsie privilegiate, scelte discrezionali, favoritismi, sottoscrivendo un codice di comportamento etico rispetto al quale chiedere ai cittadini valutazioni e quindi verifiche, senza fermarsi all’anagrafe finanziaria degli eletti».
tratto dal giornale Lucano