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mercoledì 13 giugno 2012

PRONTO SOCCORSO SENZA PERSONALE A POLICORO



Pronto soccorso senza personale


La struttura di Policoro, seconda in regione, con soli 3 infermieri e 5 medici
In caso di ricoveri d’urgenza concomitanti, a causa dei tagli, si rischia di non garantire il servizio
Un pronto soccorso a Cinque stelle, il secondo per grandezza di tutta la regione, in grado di erogare prestazioni compatibili con l'enorme popolazione per cui è stato concepito, su cui l'Azienda sanitaria materana ha recentemente investito fior di quattrini, ma oggi mandato avanti da personale ridotto al lumicino. Tanto che,in caso di numerosi ricoveri concomitanti, potrebbe non essere garantito un servizio efficiente. L'ennesimo paradosso della sanità materana riguarda il modernissimo presidio, inaugurato un anno fa presso l'ospedale “Giovanni Paolo II” di Policoro. Diamo un po' di numeri, per rendere meglio l'idea: Il Pronto soccorso di Policoro si estende su mille metri quadri,  suddivisi tra 1 “Sala Triage”, dove viene valutata la gravità del ricovero per assegnare una priorità d'intervento in base al codice cromatico. La Triage è suddivisa a sua volta in due stanze, una di valutazione, dove il personale medico si avvale solo di un pc ed una di primo accertamento, con elettrocardiogramma ed altri strumenti di soccorso immediato. Poi c'è l'Energency Room, una Sala di isolamento, dove si dovrebbero ricoverare
i pazienti a rischio di contagio immediato, spesso utilizzata (impropriamente) per le visite. Tre sale destinate alle visite e quattro Posti di Osservazione breve (Ob), ubicati in due stanze distinte. Una struttura davvero d'eccellenza, dotata di apparecchiature all'avanguardia, che nel 2011 ha erogato 27mila prestazioni, mantenendo il trend invariato anche per il 2012, in quanto ad oggi si registrano già 12mila prestazioni. E' come avere una Ferrari da 350 cavalli senza un numero adeguato di piloti per farla correre al massimo; anzi rischiando di sovraccaricare quelli disponibili, fino al rischio di far uscire l'auto fuori strada, con danni al mezzo ed a chi lo guida. Una metafora semplice, ma molto appropriata per definire il Pronto soccorso più attrezzato della provincia di Matera, divenuto punto di riferimento non solo per il Metapontino ed il suo straordinario carico antropico estivo, con una popolazione che nella bella stagione quadruplica i suoi numeri. In più Policoro è divenuto, giocoforza, un punto di riferimento anche per la Calabria jonica, da quando il presidio ospedaliero di Trebisacce (Cs) ha ridotto notevolmente la sua attività, e per la Collina materana, da quando i due ospedali di Tinchi e Stigliano sono divenuti presidi distrettuali di cura, senza Rianimazione e Pronto soccorso attivo. Ad oggi, in questa grande e nuova struttura, lavorano tre unità infermieristiche, cinque medici e un solo Operatore sanitario, quando servirebbero almeno 4/5 infermieri, 8 medici ed almeno 3 Oss. Davvero pochi, per garantire un servizio efficiente e sicuro, considerando che si ha a che fare con la vita umana. La risposta dell'Azienda sanitaria materana è stata di non rinnovare gli incarichi in scadenza a maggio scorso, tanto da indurre il sindacato Nur- Sind a presentate un esposto alla Procura della Repubblica di Matera, per potenziale abbandono di incapace. A farsene estensore è stata l'infermiera del NurSind, Patrizia Ferrari Fiore, che parla al Quotidiano di un servizio «non in grado di garantire l'assistenza a tutti i pazienti. Bastano pochi ricoveri contemporanei (piuttosto probabili soprattutto in estate) e si potrebbero verificare vuoti di assistenza. Se un'infermiera -racconta Ferrari Fiore- è costretta ad allontanarsi temporaneamente da un paziente per assisterne un altro, e quello lasciato solo cade, batte la testa e muore, chi ne risponde? Intanto l'afflusso al Pronto soccorso va via via aumentando, anche a causa della rimodulazione della rete ospedaliera, sia della Basilicata che della limitrofa Calabria, nonché dell'avvicinarsi delle stagione estiva. Ma la carenza è ormai presente in tutti i reparti, in alcuni come ad esempio Pneumologia, i turni sono fatti giorno per giorno. Poi c'è la carenza di personale di supporto (Oss), in tutti i raparti, con un solo operatore a turno e, durante la notte a Policoro, vi è solo l'Os del Pronto soccorso in tutto l'ospedale. Poi ancora Postazioni del 118 inidonee ad ospitare il personale sanitario, a Tinchi la postazione senza finestre è invasa da scarafaggi e topi. Tutte queste problematiche sono state più volte segnalate -conclude- e addirittura, per la questione del Pronto Soccorso, è stata fatta una denuncia alla Procura della Repubblica, ma ad oggi nulla è cambiato». Una situazione che, spesso, finisce in problemi di pubblica sicurezza, quando i parenti delle persone ricoverate perdono la pazienza ed aggrediscono il personale medico, ritenuto colpevole di ritardi nel soccorso dovuti, invece, alla cronica carenza di unità. «Tante volte -conclude Ferrari Fiore veniamo accusati di essere incompetenti, aggrediti anche fisicamente senza la possibilità di chiedere aiuto alle guardie giurate, ridotte anche loro al minimo. In tante circostanze avremmo voluto chiamare i carabinieri, ma non lo abbiamo fatto solo per comprensione e spirito di collaborazione con chi si lamentava di una situazione oggettiva». I paradossi dellagestione finanziaria della sanità materana.
a.corrado (quotidiano della Basilicata)

mercoledì 6 giugno 2012

ASM: I VERTICI SI AUMENTANO GLI STIPENDI MA TAGLIANO LA NAVETTA PER GLI ONCOLOGICI


I vertici Asm non sentono la crisi
I vertici dell'Asm si sono aumentati i compensi per un totale di 18.483 euro in più all’anno
06/06/2012 Un aumento lordo di 18.483,50 su base annua. E' la cifra che viene fuori sommando il contenuto degli aumenti previsti per i vertici apicali della Asm. La cifra, al lordo, è quella che dovrà essere pagata in più dall'azienda sanitaria del materano secondo quanto previsto in una determina, la 1268, della stessa Asm datata 23 maggio 2012 che tratta della “rideterminazione dei compensi di direttore generale, direttore sanitario ed amministrativo e collegio sindacale”. Un provvedimento rigoroso nel rispetto e nell'applicazione della norma e rideterminazione dei compensi in base all'aggiornamento annuale dei prezzi Istat al consumo che nel 2010 è dell'1,6 per cento ed ai contratti della dirigenza medica.
Nella determina vengono aumentati i compensi non solo del direttore generale, sanitario e amministrativo ma anche del presidente e degli altri quattro componenti del collegio sindacale. L’effetto è retroattivo a far data dal 1 gennaio 2012 per cui i conti sui costi all’Asm su base annua sono molto più semplici. Nello specifico lo stipendio del direttore generale passa, su base annua da 149.121,48 a 155.045,65 euro con un aumento di poco meno di seimila euro. Quelli del direttore amministrativo e del direttore sanitario passano, sempre su base annua, da 119.297,16 a 124.036,52 con un aumento di poco inferiore ai cinquemila euro annui lordi. Così come a 14.884,38 viene fissato lo stipendio annuo del presidente del collegio sindacale con un aumento di poco più di 700 euro e a 12.403,65 viene fissato quello degli altri componenti del collegio con un aumento di poco meno di 600 euro.
Alla base del provvedimento nello specifico vi è la legge regionale del 4 febbraio 2003 che spiega chiaramente come “il trattamento economico da attribuire al direttore generale delle aziende sanitarie, non può eccedere il 90 per cento del compenso massimo previsto salve le rivalutazioni da effettuarsi in base all'incremento percentuale delle retribuzioni riconosciute alla sottoscrizione del nuovo contratto collettivo di lavoro della dirigenza medica e veterinaria e comunque all'aggiornamento annuale in misura pari alla variazione Istat dei prezzi al consumo rilevato nei dodici mesi precedenti”.
Sin qui il fatto che siamo riusciti a verificare non tanto attraverso il sito dell'Asm (la determina viene riportata ma non è accessibile se non attraverso una parola chiave così come succede per molti altri provvedimenti) ma attraverso una puntuale verifica del provvedimento emanato dalla stessa azienda. Naturali ne conseguono a questo punto alcune valutazioni. Innanzitutto di ordine generale e che possono sembrare banali e scontate ma che, in casi come questi, sorgono spontanee. Evidentemente la crisi generale non colpisce tutti quanti ed altrettanto evidentemente anche i tagli alla sanità non riguardano tutti quanti ma solo alcuni. E' una questione di priorità e di opinioni, la priorità può essere il taglio dei servizi di vigilanza in via Firenze, il taglio di una navetta che porta i malati al Crob di Rionero oppure la rinuncia ad un adeguamento, previsto e sacrosanto, per dirigenti di un'azienda sanitaria che viaggiano sopra i 100.000 euro annui se proprio vogliamo mantenerci bassi. Noi le idee sulle priorità ce le abbiamo ben chiare ed a quanto pare anche l'azienda sanitaria del Materano, purtroppo però sul concetto di priorità non ci si trova d'accordo. Ma a questo ragionamento se ne aggiunge un altro altrettanto semplice ed è quello della credibilità di una classe politica e manageriale che in un momento di oggettiva crisi generale (per quasi tutti) deve chiedere uno sforzo ed un sacrificio ai cittadini ma per farlo deve essere affidabile, credibile, deve dare il buon esempio. Perché un qualsiasi infermiere o impiegato amministrativo (facciamo l'esempio più semplice che ci viene in mente) dovrebbe sacrificarsi cambiando magari sede di lavoro da Tinchi a Policoro, da Stigliano a Matera se chi glielo chiede si aumenta il proprio già lauto compenso? Come si vede la questione non è di voler fare i conti in tasca a nessuno ma di voler chiedere credibilità nelle scelte e nelle politiche che si vogliono svolgere. Su questo ovviamente non può mancare il richiamo e la responsabilità diretta di una politica che ha certamente scelto gran parte di questi manager per svolgere il proprio compito. E' così che l'assessore Martorano o il presidente De Filippo vogliono portare avanti una politica di tagli e di razionalizzazione della spesa sanitaria evitando che ogni scelta diventi un focolaio su cui impantanare i tentativi di riforma? Sono queste le domande a cui attendiamo, e stavolta dovranno essercene, risposte da cittadini e da osservatori. Altra cosa sarebbe invece esserci sbagliati: la crisi non esiste ma è solo nella nostra mente, la gente va avanti senza problemi, il buco da 40
milioni   di cui 24 solo per la Asm sono una nostra fantasia ed i tagli a vigilanza e trasporti (probabilmente i primi di una lunga serie) non esistono. Se così è, se ci siamo sbagliati ed allora chiediamo scusa. 
Abbiamo i migliori manager che ci sono e che si meritano un aumento anche se così misero. Purtroppo così non è anche se pare concreto il rischio che qualcuno confonda la realtà con la fantasia.

mercoledì 30 maggio 2012

IL "BIG ONE" SULLA FAGLIA DI CASTROVILLARI? E' SOLO UNA QUESTIONE DI TEMPO


«Il big one? E' solo questione di tempo»
Harabaglia dell’Unibas rilancia l’allarme: «La previsione dei russi attendibile al 70%». Il ricercatore triestino sui rischi della faglia di Castrovillari: «Troppo ferma, candidato primario per un sisma catastrofico»
«Il big one? E' solo questione di tempo»30/05/2012 POTENZA - «Prima o poi» il big one, come lo chiamano i californiani, sulla faglia di Castrovillari ci sarà. E’ questione di tempi, geologici e mica per scherzo, che vuol dire molto ma molto difficili da misurare. In pratica con gli strumenti attuali è impossibile, ma uno studio dell’Accademia delle scienze russe ha lanciato un’allarme che da almeno un mese a questa parte sta animando la comunità scientifica e non solo. Si parla di un evento catastrofico che potrebbe realizzarsi nel sud Italia di qui a due/tre anni al massimo. Oltre quel termine la previsione perde di valore scientifico, perché le probabilità scendono in maniera esponenziale. Le faglie restano al loro posto con tutto il potenziale distruttivo che si portano dietro. Ma si torna nel campo delle possibilità. Le probabilità sono un’altra cosa.
Paolo Harabaglia è un ricercatore di scienza dei terremoti dell’Università della Basilicata. Seguendo questa sua passione è arrivato a Potenza da Trieste, dove è stato allievo del professore Giuliano Panza, capostipite degli eretici della sismologia italiana. «Loro» sono quelli che non credono ai dogmi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, agli assoluti della scuola bolognese che è l’anima scientifica dell’istituto, e a proposito del terremoto in Emilia non vanno troppo per il sottile. «Si sono fatti cogliere tutti di sorpresa. Non consideravano quell’area pericolosa, e si badi bene che per i bolognesi dell’Ingv è un po’ come il cortile di casa. Qualcun altro invece aveva previsto che nel nord Italia sarebbe successo qualcosa. (legge una mail firmata dal professor Panza, dal professor Vladimir Kossoborokov più altri, ndr). L’allarme era scattato il 1 marzo e l’evento annunciato come probabile era di magnitudo 5,4 o superiore».
Vuole dire che adesso i terremoti si possono prevedere?
«La legge mi dice che non si possono prevedere, ma è da un po’ che all’International Centre for Theoretical Physics (Icpt) e dall’Università di Trieste si sta mettendo alla prova un algoritmo elaborato in Russia per la previsione dei terremoti più piccoli sul territorio italiano. E’ presto per dire quanto è attendibile. Se a Ferrara ha funzionato, a L’Aquila per esempio ha toppato di dieci chilometri: c’era un allarme ma veniva indicata un’area poco distante. Per me è una previsione solo formalmente sbagliata, eppure è stata registrata come un insuccesso, un falso allarme. Anche il presidente dell’Ingv Stefano Gresta, ha annunciato due giorni fa che stavano sperimentando un algoritmo di previsione che relativamente alle zone colpite dell’Emilia dava una certa probabilità del verificarsi di un terremoto di magnitudo superiore a 4 o a 5.5 nelle 24 ore successive. Ha detto del 28% di probabilità per un sisma di magnitudo 4 e dell’1% per la magnitudo 5.5 aggiungendo che avrebbe passato quei dati alla protezione civile e mettendo in guardia da chi fa allarmismo e per quali fini. Ora a Gresta rispondo che se questi sono i risultati, propongo la chiusura dell’Ingv. Non dimentichiamoci che fra i morti di oggi (ieri per chi legge, ndr) c’era un rilevatore di agibilità che si era avventurato in un capannone in quanto ovviamente con parole così tranquillizzanti nessuno si sarebbe dovuto preoccupare».
Gresta replicava al direttore dell’Enea di Bologna, Alessandro Martelli, che con Kossobokov e Panza parla di un evento almeno di magnitudo 7,5. Di che cosa si tratta?
«Stiamo parlando di un terremoto molto grosso che potrebbe avvenire in un’area che va in pratica da Tunisi a Durazzo, o potrebbe non avvenire. Quella di Kossobokov è una tecnica che funziona, funziona bene, ma con dei limiti. E’ stata sviluppata su richiesta delle compagnie assicurative dal professor Keilis Borok, sempre dell’Accademia di scienze russa poi Americana e persino Pontificia, solo per menzionare due dei suoi tanti titoli onorari, nonché fondatore dell’Istituto internazionale per la previsione dei terremoti di Mosca. Ormai sarà ultranovantenne, ma all’epoca in piena guerra fredda pur essendo russo è stato cooptato dalle compagnie assicurative di mezzo mondo per sviluppare questa tecnica che serve ad orientare i loro investimenti. Se uno sa che in un’area nei prossimi due anni c’è il forte rischio di un terremoto catastrofico, o aumenta i premi delle polizze o non assicura proprio. In Italia non ci si può assicurare contro il rischio terremoto, ma il altri paesi sì. Quella tecnica è stata migliorata da Vladimir Kossobokov con un algoritmo che si chiama “M8” e nasce per prevedere terremoti di magnitudo 8 o superiore. Poi è stata perfezionata e si è arrivati a magnitudo 7,5. Il 70% delle volte l’algoritmo funziona. Potrebbe succedere in Grecia o in Tunisia, o in una di quelle strutture geologiche sommerse che noi non conosciamo, ma entro il 2013 ci sono due possibilità su tre che avvenga un terremoto di magnitudo 7.5 o superiore, e una su tre che non avvenga.
Questi dati vengono sempre pubblicizzati?
«No, questo è uno dei rari casi in cui Kossobokov è uscito allo scoperto ed è andato in televisione. Forse perché in Italia non c’è il problema delle assicurazioni, ma il mio può essere soltanto un retropensiero, e poi perché sicuramente l’Italia non è in grado di gestire una emergenza del genere. Non sono dati pubblici anche perché di solito il rischio è quello di seminare il panico».
Non si può restringere l’area?
«No. Dal punto di vista delle proprietà statistiche statistico il rischio è equivalente per tutta l’area evidenziata. La saggezza comune della comunità geofisica dice che un terremoto ha più probabilità di venire su faglie o luoghi dove ci sono già stati altri terremoti. Questo è abbastanza logico, ma c’è un problema perché ci possono essere dei luoghi dove noi non abbiamo dei dati storici, rimasti indietro in questo ciclo sismico, bloccati, che sono anche più pericolosi. Nella fattispecie se guardiamo dove sono le faglie di tutti i terremoti dei quali abbiamo contezza dall’anno mille in poi, esclusi quelli degli scorsi tre giorni, ci sono tre grandi buchi nell’Italia meridionale: uno che va dalla Maiella al melfitano, un altro che va dal confine basso tra Campania e Basilicata allo Ionio cosentino, e un altro ancora da Messina al catanese (indica la mappa, a destra, ndr). Se uno guarda in particolare la Calabria, poiché il movimento dell’Italia negli ultimi 18 milioni di anni è stato sempre in direzione ovest-est è chiaro che c’è una zona di particolare stress. Il fatto che almeno negli ultimi mille anni se non di più qui non ci sia stato niente mi fa pensare che questo possa essere un primario candidato per qualcosa di molto grosso che sta accumulando molta energia. Ci sono stati una serie di terremotini più piccoli, ad esempio nel 1836 e nel 1998, ma hanno solo sfiorato la faglia principale che è lunga circa 80 chilometri. Degli scricchiolii. C’è un punto in particolare in cui praticamente non c’è sismicità registrata, ed è la zona di Rotonda. L’idea è che se dovesse partire qualcosa potrebbe partire da un posto come questo. Solo che non abbiamo la più pallida idea di quando questa struttura si romperà».
Nemmeno quest’analisi può restringere il campo di Kossobokov?
«Io ho la certezza che in quei tre punti avverranno scosse di questo genere ma non posso assolutamente garantire che questa sarà la volta buona per nessuna delle tre. Si tratta di due modelli non comunicanti. Sono situazioni con un potenziale molto alto, ma non è detto che alla fine saranno quelle che il sistema preferirà. Piuttosto servirebbe una grandissima cautela delle autorità di protezione civile nel preparare il Paese a rispondere a questi eventi. E’ chiaro che ormai dati i tempi non si può pensare di influire sulla vulnerabilità dell’abitato, ma studiare molto attentamente come gestire le varie strutture sanitarie nelle varie aree del paese è un qualcosa che dovrebbe essere fatto. Andrebbero messi a punto dei piani molto seri di gestione dell’emergenza sanitaria così che tutti gli ospedali sappiano quello che possono fare e come intervenire nel caso in cui parecchi degli stessi ospedali venissero messi fuori uso. Andrebbe stabilito con grande precisione lo stato delle infrastrutture viarie e ferroviarie per sapere su cosa si può contare e su cosa non si può contare. E andrebbe educata la gente a come ci si deve comportare in caso di un potente terremoto».
Altri modelli non ne esistono? Tipo il radon del famoso tecnico dell’Aquila?
«Quelle sono sciocchezze nel senso che segnalano delle condizioni necessarie ma non sufficienti, e comunque non danno la possibilità di vedere le cose con precisione. Tanto per dirne un’altra: nei giorni precedenti al terremoto dell’Aquila un pozzo sul Vulture ha cambiato temperatura passando dai 16 a oltre 30 gradi e la temperatura ha cominciato a ridiscendere nei giorni immediatamente successivi al terremoto. Questo cosa significa? Significa che il fenomeno - chiamiamolo precursore - si osservava a duecento chilometri dal terremoto. Significa che questi fenomeni possono dire magari su una scala temporale diversa, che comunque non siamo ancora in grado di leggere, che c’è un qualcosa che si sta avvicinando. Ma dove non si sa. Questo stesso pozzo qualche anno prima aveva avuto una variazione di temperatura meno evidente per un terremoto che si era verificato in Grecia a circa 1000 chilometri di distanza. Per adesso non ci sono variazioni di rilievo, e non è nemmeno detto che ce ne siano. Poi c’è un fatto: molto spesso i terremoti più rilevanti che hanno colpito il nostro paese negli ultimi cinquant’anni sono stati preceduti da un’aumento di attività di cui l’indicatore migliore a mio avviso è stato proprio la presenza di eventi di magnitudo 4 o superiore. Sfortunatamente per tutti noi, per ogni terremoto di magnitudo 4 o 5 che si potrebbe considerare un precursore ce ne sono altri 50 o 100 che non sono stati seguiti da scosse importanti».


Leo Amato

venerdì 18 maggio 2012

CHI SOCCORRERA' IL 118? - La replica del sindacato



La Fials118/confsall – ritiene- il Coordinatore Provinciale di Potenza Lorenzo Pace, assolutamente deplorevole,l’articolo sul 118 della Gazzetta del Mezzogiorno pubblicato lunedì 14 c.m.,pur apprezzando la notizia di cronaca, si dissocia a nome di tutto il servizio dal contenuto distorto,e puntualizza quanto segue:
Si precisa che, i numeri 18 e 22 si riferiscono alla sola dotazione organica della Centrale Operativa, 18 il minimo del personale in servizio, 22 l’ottimale .Visto il numero attuale di sole 18 unità che, con le ferie estive diventano ancora meno,la risposta alle chiamate d’emergenza sarà effettuata da solo 2 operatori per turno su tutto il territorio per la gestione delle emergenze/urgenze,a discapito di quanto disciplinato dalla L.R. 3 Agosto 99 n°21,che prevede n° 3 operatori per ogni singolo turno di servizio con rapporto pari a: 1 unità ogni 200.ooo abitanti.
Si precisa che, il perdurare della grave carenza d’organico,si protrae da tempo memorabile risalente alla stessa attuazione del servizio 118, e che, conseguono numerose chiusure a turno delle PTS(Ambulanze)nei vari e dislocati comuni della provincia di Potenza.
Si precisa che, lo straordinario prodotto dal 118 viene sì pagato,ma in modo non corretto e poco puntuale generando ansie e malcontento tra chi con spirito di sacrificio è dedito al servizio.
Si precisa che, le dichiarazioni del Direttore Mileti non sono contro le lavoratrici in gravidanza, ma a loro piena tutela ed incolumità fisica,tenendo sempre presente le esigenze del servizio,quindi riferendosi a diversa collocazione nel pieno rispetto delle parti.
La Fials118 viste le condizioni precarie e il malessere persistente tra gli operatori nell’ambito della 
Provincia di Potenza ha invitato più volte la Direzione Generale dell'ASP a confrontarsi su queste annose tematiche,ma con rammarico e senza polemica,sottolinea la scarsa attenzione riversa sul 118 da più fronti,Amministrativi,Politici,ed infine mediatici. 
Lo stato di malessere- conclude il Dirigente della Fials118/Confsal Lorenzo Pace- è fortemente percepito tra i lavoratori ed è necessario un serio confronto per un “deciso cambio di rotta” oltre alla doverosa assunzione di responsabilità nei confronti dei lavoratori, che con la loro professionalità e spirito di abnegazione, erogano un'assistenza di qualità ai cittadini-utenti della Regione della Basilicata. La scrivente O.S., si riserva di intraprendere tutte le azione di protesta al fine di ricevere risposte concrete.
https://www.facebook.com/fials118potenza

lunedì 14 maggio 2012

BASILICATA: CHI SOCCORRERA' IL 118?



POSTAZIONI DEL 118 APERTE A SINGHIOZZO E TEMPI DI INTERVENTO CHE SI ALLUNGANO....................


http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/basilicata/

mercoledì 18 aprile 2012

BASILICATA - CLIMA DA SALOON AL CONSIGLIO REGIONALE



Attacchi al limite della rissa. L'esponente dell'Api le canta a Folino (assente). Faccia a faccia durissimo tra Pagliuca e l’esponente dell’Mpa sui Consorzi
Clima da saloon 
al consiglio regionale18/04/2012 POTENZA - La tensione ieri si tagliava a fette a via Verrastro. La seduta di consiglio regionale è stata infatti contraddistinta da un nervosismo in certi momenti davvero eccessivo.
Urla, faccia a faccia quasi ci si trovasse in un bar e non nella massima assemblea legislativa regionale, accuse, richieste di dimissioni e risposte piccate hanno riempito per la tutta la giornata il taccuino del cronista. E in estrema sintesi tre sono stati i casi più accesi. Prima Singetta che ha criticato Folino con Mollica che ha fatto notare che lo stesso Folino avrebbe dovuto dimettersi da presidente.
Poi lo scontro verbale accesissimo tra Pagliuca e Mollica sul rinvio dell’ordine del giorno sui
Consorzi di bonifica. E infine le dichiarazioni di Romaniello sulla trasparenza dei concorsi pubblici in cui lo stesso consigliere regionale di Sinistra ecologia e libertà ha parlato del ricorso alla Magistratura.
Il primo momento di tensione c’è stato comunque durante la discussione in merito al progetto di legge presentato dal consigliere regionale dell’Api, Alessandro Singetta che riguarda la modifica del regolamento sulle doppie indennità. In buona sostanza Singetta ha ripreso il punto della discussione da dove si era conclusa la scorsa volta. E cioè dai giudizi che il presidente del consiglio regionale, Vincenzo Folino (ieri assente ai lavori consiliari) aveva espresso sulla proposta di legge di Singetta.
E l’esponente dell’Api deve aver pensato molto a quelle frasi tanto che ieri ha aperto il proprio intervento leggendo le frasi dette due settimane fa da Folino: «Io sono un modesto contadino, se vuole che le dica di più lei, come avvocato, avrebbe dovuto scrivere un testo di legge molto più preciso».
Singetta oltre che consigliere regionale è anche uno stimato avvocato. Ed è evidente che si è sentito “offeso”. Da qui le conclusioni di ieri dello stesso Singetta: «Mi esimo evidentemente da qualunque polemica, che se io dovessi dire come il presidente Folino rappresenta tutti i lucani, non soltanto evidentemente gli avvocati, si potrebbe fare una lunga discussione, comunque ribadisco le inappropriatezze e l'infondatezza delle sue valutazioni». Frasi che non sono passate inosservate al consigliere regionale del Mpa, Franco Mollica che intervenuto subito dopo ha aggiunto: «Sinceramente dopo le parole che ho sentito il presidente Folino, si dovrebbe dimettere. Perché oltre a rappresentare questo Consiglio e così come viene rappresentata l'intera comunità, credo che il presidente Folino, da quelle parole che ho sentito dovrebbe dimettersi, dovrebbe dimettersi». Ripetuto due volte. A quel punto è stato il presidente della giunta De Filippo a chiedere di abbassare i toni.
E così è stato seppur con i nervi a fior di pelle. Per la cronaca poi la proposta di Singetta (solo uno dei due articoli) è stata approvata all’unanimità. Il testo approvato dall’aula prevede che, nel caso in cui un consigliere regionale venga eletto, nel corso del suo mandato, alla Camera o al Senato, la corresponsione dell’indennità sia sospesa automaticamente dal momento della proclamazione degli eletti. Successivamente è stato approvata la proposta dei consiglieri Navazio (Ial), Falotico (Plb) e Mollica (Mpa), inerente le norme per l’accesso e la trasparenza in materia ambientale.
Ma la “pace” in consiglio è durata poco. Perchè alla discussione della proposta di legge di Enrico Mazzeo Cicchetti dell’Idv sulle disposizioni in materia di trasparenza dell’amministrazione regionale nei concorsi pubblici di nuovo i toni si sono alzati. La questione della trasparenza dei concorsi pubblici ovviamente è tema delicato. E anche in questo punto all’ordine del giorno non sono mancati i “siparietti”. Alla fine Mazzeo Cicchetti, ha accettato di rinviare la proposta in commissione consiliare competente ma fissando un limite di tempo in 30 giorni. Critico durante il dibattito è stato Romaniello, oltre che Mario Venezia del Pdl, che ha sottolineato come i cittadini lucani siano sempre più scoraggiati e sfiduciati e ha parlato anche di ricorsi alla Magistratura.
Ma il “bello” doveva ancora venire. Perchè c’è stato poi l’intervento del capogruppo Nicola Pagliuca che in pratica ha chiesto l’inversione dell’ordine del giorno per permettere di discutere dei Consorzi di bonifica «a meno che il presidente della giunta non faccia dichiarazioni in merito». In buona sostanza Pagliuca spiegando che la discussione doveva servire a togliere dubbi sulla volontà della giunta di continuare nel Commissariamento dei Consorzi di bonifica, ha chiesto a De Filippo preventivamente chiarimenti.
Da parte sua De Filippo ha dichiarato: «La cosa che dispiace di più è che siano stati esposti in questi mesi nomi e cognomi ripetutamente, anche sulla stampa che ovviamente fa il suo mestiere. E rendere questa attività della stampa un'attività incisiva e rilevante sulla vista istituzionale è di per sé la presentazione di una debolezza dell'istituzione della politica». E poi ha aggiunto: «Stiamo facendo una ricognizione sulla materia ed io non vorrei fare avanzamenti senza tener presente anche il dibattito in Consiglio, farò in modo che ciò non avviene, ma non assumete nessuna decisione che possa essere limitativa di una responsabile autonoma attività di Governo. Solo questo».
Risposta considerata buona da Pagliuca che ha ritirato l’inversione dell’ordine del giorno facendo di fatto slittare la questione di due settimane. Ma a quel punto c’è stata la furia di Mollica che parlato di “inaccettabili” messaggi. Non c’è stato alle accuse Pagliuca e i due hanno iniziato a urlarsi in faccia con il presidente del consiglio che ha sospeso i lavori tra le grida.
Successivamente è iniziato il dibattito sulla legge regionale in materia di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che si è protratto oltre la chiusura del giornale.


Salvatore Santoro


martedì 17 aprile 2012

Petrolio e poltrone. Ora la Cgil va in Procura a Potenza



La nomina del doppio direttore della Sel. Summa denuncia la Regione e il suo “energy provider”
17/04/2012 POTENZA - Si è presentato di primo mattino davanti ai militari delle Fiamme gialle il segretario generale della funzione pubblica della Cgil Basilicata, Angelo Summa. Lo aveva già annunciato venerdì dopo che il Quotidiano aveva evidenziato le anomalie dell’ultima tornata di nomine alla Società energetica lucana e non ha voluto perdere tempo. Adesso spetterà agli investigatori stabilire se ci sia di peggio oltre agli evidenti profili di opportunità dietro a tutta vicenda. Intanto resta in forse persino che il nuovo direttore amministrativo accetti davvero un incarico dimezzato prima, e finito subito dopo al centro di sospetti di questa portata. Una tegola inaspettata sui piani degli uffici di via Anzio per il futuro dell’energy provider della Regione.
Commentando a caldo l’accaduto Summa non aveva usato mezzi termini: «La vicenda del concorso per direttore tecnico alla Società Energetica Lucana rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il governo Regionale gestisce la pubblica amministrazione, calpestando le più elementari norme che regolano l’accesso al lavoro pubblico». La sua indignazione si era rivolta in particolare al concorso che ha portato all’assunzione a tempo indeterminato dell’ex direttore amministrativo, l’ingegnere Massimo Scuderi, nell’organico della Sel. L’esito di quella selezione, secondo il bando pubblicato a febbraio dell’anno scorso andava pubblicato nella sezione “avvisi e gare” del sito internet della società, ma a ieri non ce n’era ancora traccia, nonostante il clamore degli scorsi giorni. Quindi la sua proclamazione, in teoria, sarebbe avvenuta proprio venerdì, quando è stata diffusa la nota della Regione per annunciare il rinnovo del management di quello che è riconosciuto come uno dei casi più originali di protagonismo della pubblica amministrazione di fronte alle sfide dell’efficienza e dello sviluppo sostenibile delle fonti di energia, rinnovabili e non.
Un «atto gravissimo» secondo Summa. Con tutta probabilità «l’unico in Italia» aveva aggiunto il segretario, pensando al direttore di una società a capitale interamente pubblico che nel pieno esercizio delle sue funzioni, partecipa a un concorso per direttore tecnico «costruito ad hoc per se stesso». Per il sindacato tutto ciò sarebbe in netto contrasto con le norme che regolano l’accesso al lavoro pubblico, che dovrebbero garantire adeguata pubblicità, imparzialità, trasparenza, pari opportunità di accesso ed estraneità dei componenti della commissione dagli organi di direzione.
«E’ evidente che, a nostro parere, - ha spiegato Summa - sono stati violati tutti i principi di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 165/2001 (poi convertito in legge, ndr) e, in particolare, il principio di estraneità in quanto il direttore generale non può certo considerarsi estraneo rispetto ad un concorso in cui partecipa e, tra l’altro, quale unico candidato».
Il segretario sembra sicuro del fatto suo sia quando dice che si è trattato di un concorso ad hoc sia quando dice che Scuderi è stato l’unico partecipante alla selezione. Ma su questo come per il resto non c’è nulla sul sito della Sel che permetta di smentirlo. Di sicuro, se fosse proprio così, qualche dubbio potrebbe venire anche ai più scettici.
Altra anomalia è quella di una selezione per un «ingegnere da destinare a svolgere il ruolo di direttore tecnico della società», con competenze nel trading energetico, nella distribuzione e la vendita del gas naturale, e nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, prima ancora che lo statuto della società prevedesse questa figura. La sua modifica non sarebbe stato un atto necessario se non si fosse trattato di intaccare le competenze del direttore amministrativo, una figura - questa sì - prevista dall’inizio.
Per motivare quanto avvenuto si è provato ad argomentare che l’obiettivo dell’operazione sarebbe stato quello di sottrarre l’operatività della società a scelte di carattere politico come quelle effettuate per la nomina del presidente, dei consiglieri d’amministrazione e del primo direttore, come se da questo discendesse un pregiudizio inevitabile su quanto posto in essere da tutti loro. Eppure, quattro anni fa, l’indicazione di Scuderi era avvenuta così, e per quanto il suo nuovo incarico abbia durata soltanto di cinque anni, anche alla prossima tornata di nomine la Regione non potrà scegliere che tra i dirigenti assunti a tempo indeterminato della società dove a parte lui, vincitore di un concorso ad hoc per quel posto, ci sono solo tecnici iper-specializzati. Ancora adesso, per esempio, è in corso una selezione per un «funzionario laureato in discipline ingegneristiche di Cat. 8 del CCNL Settore Gas/Acqua». Non sarà il vincitore a insidiare la riconferma di Scuderi. Se poi si considera che in tutto i dipendenti della società non sono più una decina, si capisce che la scelta resterà sempre molto ristretta, a meno di non bandire altri concorsi dello stesso tipo. Una scelta tecnica, di sicuro, se si guarda al futuro, ma politica se si guarda al passato. Ad ogni modo un pasticcio molto difficile da camuffare.



lunedì 16 aprile 2012

Regione Basilicata, 700.000 euro per sei super consulenti








Regione, 700.000 euro
per sei super consulenti
E’ la somma che la Regione pagherà in tre anni a professionisti per ultimare il PO Val d’AgrI. Largo a ingegneri, architetti e comunicatori

16/04/2012 POTENZA - Altro che risparmi. Alla Regione Basilicata stanno per arrivare sei nuovi super consulenti. Costo programmato: settecento mila euro in tre anni. Tutto a spese pubbliche, chiaramente.
Risorse che provengono dalle royalties del petrolio e che serviranno a pagare le consulenze dei professionisti di varie discipline: si cercano tre senior esperti in programmazione economica finanziaria, pianificazione urbanistica e territoriale, affari giuridico amministrativi e altri tre junior specializzati in ingegneria ambientale, in architettura paesaggistica e in comunicazione. Dovranno contribuire alla realizzazione delle strategie di completamento del Programma operativo “Val d'Agri, Melandro, Sauro, Camastra”.
I nomi, chiaramente, ancora non ci sono.
La recente delibera di Giunta si limita a disporre l'avviso pubblico per la selezione dei sei esperti.
E spiega pure che il ricorso ai professionisti esterni si rende necessario a causa della complessità dei progetti da attuare.
Andiamo con ordine e diciamo prima che il Programma operativo Val d'Agri, ha per obiettivo la promozione dello sviluppo sul territorio interessato dalle estrazioni petrolifere.
Interventi che vanno dalla salvaguardia e il miglioramento ambientale e architettonico, alla crescita economica e dell’occupazione. Un progetto evidentemente ambizioso.
Tanto che presso il dipartimento della Presidenza della giunta della Regione è stato attivata una struttura ad hoc, con un proprio costo, per seguirne le fasi attuative. Ma non solo.
Per fare le cose per bene la Regione ha chiesto supporto anche al Formez, il centro servizi a sostegno della pubblica amministrazione, che ha supportato la struttura, assicurando anche professionalità esterne. Il tutto, chiaramente, non avviene a costo zero.
A luglio dell’anno scorso, a esempio, la Regione, con un’altra delibera, ha trasferito quasi 500.000 mila euro al Formez per prorogare la sua attività di consulenza per un altro anno.
Una parte di questa somma è stata destinata anche alla realizzazione dell’ennesima task force.
Strumenti che, però, non devono essere bastati. La struttura così com'è non è sufficiente. E' sottodimensionata sia per risorse che per competenza, spiega la Regione.
Così come, se ne deve concludere, all’interno dell’ente non esistono figure professionali che possano sopperire a tali carenze di competenze
Negli anni passati era stato lo stesso Formez a fornire le consulenze esterne necessarie alla realizzazione del progetto.
Ma questa volta la Regione ha deciso di fare largo ai super esperti.
La somma complessiva dei 700.000 euro è spalmata su tre anni: 234.000 euro per 12 mesi.
I professionisti dovranno occuparsi di ultimare quella che viene definita come la seconda fase del Programma Operativo.
Gli interventi da completare sono diversificati, anche se non è ben specificato di cosa dovranno occuparsi i professionisti che verranno selezionati successivamente tramite avviso pubblico. L’obiettivo più complessivo - così come indicato dal progetto - è quello di creare livelli di interconnessione tra gli interventi programmati dai singoli comuni.
Un nuovo modello di governace, lo chiama la Regione.
Anche attraverso la costruzione di reti e strumenti di gestione associata a sostegno di un sviluppo più omogeneo.
Ecco perché - come specificato dalla stessa giunta regionale - c’è bisogno di accompagnare anche l’aspetto della qualità progettuale e gestionale dell’attuazione dei singoli progetti, in funzione dei nuovi assetti istituzionali.
In totale si tratta di spesa sicuramente sostanziosa spesa. E a questo punto non resta che un auspicio: che almeno questi super consulenti, una volta “arruolati”, siano in grado di promuovere un progetto di sviluppo che fino a questo momento, nonostante le notevoli risorse già spese, tarda a produrre risultati tangibili.
Mariateresa Labanca

venerdì 13 aprile 2012

SANITA' IN LUCANIA- SERVIZI A MACCHIA DI LEOPARDO E CARENZA DI PERSONALE SANITARIO


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"..........Resta preoccupante però che si continui a bandire concorsi per gli amministrativi quando, invece, c'è carenza di personale sanitario..........."

13 apr- SANITA', LAVORI (PERENNI) IN CORSO. PRESENTATO IL RAPPORTO CEIS.
Nel bene o nel male questa è la sanità lucana. Potrebbe essere questo il titolo della fotografia del incontro-dibattito di oggi intitolato: "ammalarsi meno, curarsi meglio" voluto dall'assessorato alla sanità. È stato presentato il rapporto sulla condizione economico-sociale del settore, commissionato al Ceis Sanità, della facoltà di economia dell'università Tor Vergata di Roma. È stato fatto il punto della situazione, composto di certezze ma anche di tanti dubbi interrogativi, soprattutto sull'immediato futuro. Oltre ai relatori del Ceis, hanno partecipato, l'assessore Attilio Martorano, il presidente della commissione sanità, Rocco Vita, i molti direttori generali e sanitari delle aziende lucane e tanti addetti ai lavori. Il quadro offerto dai professori del Ceis, ha mostrato una sanità degli ultimi anni virtuosa, rispetto alle altre del sud, sotto il profilo economico finanziario. Il professor Spandonaro ha rendicontato di un sostanziale equilibrio finanziario, ma con una spesa per la sanità pubblica fra le più basse d'Italia insieme alla Sicilia. Sotto questo aspetto, secondo il relatore, i lucani possono ritenersi soddisfatti. Anche se, ha poi affermato, gli sprechi esistono e si può migliorare. Il problema principale della sanità lucana, hanno dedotto gli studiosi, è capire in quale direzione vuole andare. Il commissariamento, che si era affacciato all'orizzonte, è forse stato evitato, ma bisognerà fare i conti col futuro prossimo. Infatti, il comparto dovrà rinunciare a circa 75 milioni l'anno e contemporaneamente confrontarsi con l'invecchiamento della popolazione. Quindi, il problema è, e sarà di più, doppio: dai dati presentati, oltre alla riduzione dei servizi, che saranno compensati sempre di più dai ticket, è risultato che si spende molto più che in altre regioni per il personale. Questo dato, quindi, denota che il settore rappresenta anche un essenziale «ammortizzatore» lavorativo. Resta preoccupante però, come ha detto Angelo Summa della Cgil, che si continui a bandire concorsi per gli amministrativi quando, invece, c'è carenza di personale sanitario. Un altro dato anomalo è riferito alla così detta Guardia medica. È fra le più dotate d'Italia, in termini di personale, ma anche quella che assolve “peggio” al suo compito di filtro per l'accesso ai pronto soccorso. Infatti, è quella che propone più ricoveri in Italia. La scelta di molti relatori è stata di lanciare un appello alle risorse umane. Fondamentali per il buon andamento del settore. Hanno chiesto uno scatto di orgoglio e di senso di appartenenza. Lo ha fatto il dottor Giuseppe Montagano, referente del progetto per conto dell'assessorato, e il neo direttore dell'ospedale San Carlo, Gampiero Maruggi. Una sanità a macchia di Leopardo, si è potuto dedurre dal rapporto: offerte non omologhe dei servizi fra le due aziende sanitarie: di Potenza e di Matera. Molte differenze in termini di numero di addetti, di servizi e di congruità dei ricoveri. Una voce di forte spesa, circa 100 milioni l'anno, in parte ritenuta sprecata e che incide pesantemente, è rappresentata dalla migrazione sanitaria, in un settore in particolare: quello chirurgico. Questo, nonostante, ci siano tre chirurgie toraciche in una regione che ne giustificherebbe appena una. Anche per questo si sta lavorando al nuovo piano sanitario, hanno ricordato Vita e Martorano, che però sta subendo rimaneggiamenti continui data la sua esagerata corposità e qualche contraddizione. Era composto inizialmente da 380 pagine. Per Martorano, che ha concluso i lavori, la sanità è in evoluzione e va cofigurata sulle esigenze dell'immediato futuro. Riguardo i ticket, l'assessore ha detto che sono condizionanti per richiesta del governo, col quale le regioni stanno trattando l'assetto economico che ancora non ha trovato un accordo da tutte condiviso. Insomma, una sanità di piccola caratura quella lucana, per questo con molte possibilità di buone prospettive che «s'inceppa» di fronte a condizionamenti e inefficienze, legate soprattutto al vecchio concetto della politica, che non sempre mette al primo posto la premialità e la meritocrazia.


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NUOVE NOMINE - LA SEL SI "DILATA"


Petrone alla Sel che si dilata
Aumentano i consiglieri ma non le spese nonostante gli auspici di Monti Il sindaco di Pignola alla presidenza, nel cda Labriola, Gentilesca, Cupparo e Sarli mentre Marchese è direttore
Petrone alla Sel che si dilata13/04/2012 POTENZA - A leggere la comunicazione ufficiale della Regione sulle nuove nomine della Società energetica verrebbe da dire: “ma che bravi”. Con tanta enfasi i canali istituzionale si sono affrettati a comunicare la lieta notizia. Sono stati moltiplicati i consiglieri di amministrazione e allo stesso tempo sono state ridotte pure le spese.
Insomma l’ente Sel fino a l’anno scorso costava 142 mila euro l’anno mentre ora costerà 139 mila euro. Un risparmio di poco più di 3 mila euro l’anno. Una cifra minima. Ma simbolica. Imposta però. Perchè nello stesso tempo il cda è passato da 3 componenti a 5. Una norma nazionale lo impedisce. A meno di non mantenere lo stesso livello di spesa totale. E così è stato. Dal punto di vista normativo nulla da eccepire. Il compenso del presidente passa da poco più di 66 mila euro l’anno a 55 mila mentre il totale dei compensi dei 4 consiglieri arriva a 84 mila euro rispetto ai quasi 76 che percepivano in due prima della riduzione decisa ieri. I conti sono facili da fare.
Tutto in positivo quindi, se non fosse però, che a un risparmio di poche migliaia di euro per il consiglio di amministrazione, corrisponde dall’altro lato un’aumento delle spese per gli stipendi dei direttori. Al plurale. Perchè se prima c’era solo un direttore oggi ce ne sono due. Rimane Massimo Scuderi che però da direttore generale si “trasforma” in direttore tecnico grazie a un concorso bandito un anno fa (i dettagli a pagina 11) e arriva Giandomenico Marchese che diventa direttore generale.
E in questo caso non c’è taglio che tenga. Ma la norma non contempla di tener conto anche dei costi dei direttori. Per questo non fa niente che a conti fatti i costi per il mantenimento della Società energetica lucana ci sarà un aumento di circa 70 - 80 mila euro l’anno.
Quello che conta, evidentemente, è mostrare il sorriso e comunicare in pompa magna che l’operazione è riuscita: meno costi e due politici contenti in più che possono comodamente sedersi nell’ennesimo consiglio di amministrazione.
Su questo nessun tentennamento: entrano nel cda tutti politici. A partire dal neo presidente Ignazio Petrone. Attuale sindaco di Pignola, Petrone è anche il coordinatore della segreteria di Roberto Speranza oltre che primo dei non eletti in consiglio regionale alle scorse elezioni.
Entrano nel cda anche Francesco Labriola, attuale consigliere comunale uscente del Pd (è stato anche consigliere provinciale) al Comune di Policoro e Franco Gentilesca che è presidente del circolo Idv di Ruoti.
Poi i due della minoranza. E cioè Romano Cupparo consigliere provinciale del Pdl Rocco Sarli consigliere comunale uscente al Comune di Abriola. Anch’egli del Pdl.
E’ del Partito democratico anche il neo Direttore generale Domenico Marchese (in foto) che è stato fortemente voluto dall’onorevole Salvatore Margiotta.
Per quanto riguarda le modalità con cui tutto è avvenuto si è appreso che l’assemblea totalitaria con l’unico socio Regione Basilicata, rappresentata dal presidente Vito De Filippo, si è aperta con la seduta straordinaria, durante la quale, alla presenza del notaio Vito Pace, è stato modificato lo Statuto.
Alla fine è stato deciso l’allargamento del cda non più a tre membri ma a cinque, con lo stesso tetto di spesa. L’altra modifica ha riguardato le funzioni assegnate alla nuova figura del direttore tecnico designato dall’assemblea tra i dirigenti interni alla Sel, assunti a tempo indeterminato. L’incarico dura cinque anni.
Solo dopo sono state ratificati i vari nomi che compongono il nuovo consiglio di amministrazione. E nessuna sorpresa. Petrone era previsto come presidente per sostituire Rocco Colangelo che nel frattempo si è trasferito all’Arbea in qualità di Commissario e Petrone è stato nominato. Così come il presidente del consiglio Vincenzo Folino e il segretario regionale del Pd, Roberto Speranza auspicavano.
C’è da capire soltanto, come il nuovo presidente della Società energetica lucana che è anche sindaco di Pignola riuscirà a svolgere le due diverse cariche. Potrebbe dimettersi da primo cittadino del comune alla porte di Potenza per evitare qualsiasi contrapposizione di compatibilità. Ma la decisione non è all’ordine del giorno.
Per tornare alle comunicazioni ufficiali, c’è da registrare la motivazione per la quale è stato allargato il cda: «Un maggiore controllo democratico». Cioè se decidono in 5 c’è più democrazia. Sarà. Ma questo stride con gli appelli del premier Mario Monti che chiede consigli di amministrazione a uno e pensa di tagliare il numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali.
De Filippo invece è certo che l’allargamento serve «per garantire più democraticità nella governance di una società che, dopo la fase di start - up, sta incidendo profondamente nella realtà lucana».
Per il resto il governatore ha anche dato atto del buon lavoro fatto agli organismi dirigenti uscenti. «Questa società – ha spiegato De Filippo – è partita tra i rischi di un settore delicato e una normativa incerta con molti che ne prevedevano il fallimento. Ma oggi possiamo dire di aver fatto cose importanti e uniche, non solo nello scenario del Mezzogiorno, tra impianti realizzati e sistemi di acquisto aggregato che hanno garantito vantaggi alle amministrazioni della Basilicata».
Immancabili i “saluti” dell’ex presidente Colangelo: «Con questo passaggio del testimone si chiude un ciclo, ossia i primi quattro anni in cui abbiamo lavorato a mettere in strada una realtà che oggi ha una configurazione precisa dopo essere partita come un esperimento assolutamente originale. In un momento difficile dominato dalle liberalizzazioni, questa realtà ha trovato una sua ragione di esistere, tanto che addirittura enti locali di altre regioni ci chiedono di poter aderire ai nostri progetti».
Da segnalare però che la questione delle nomine ha già scatenato il dibattito su twitter con chi ha difeso come Margiotta la professionalità di Marchese e chi come il consigliere regionale dei Popolari uniti, Luigi Scaglione ha stigmatizzato l’ampliamento del cda.



Salvatore Santoro
http://www.ilquotidianodellabasilicata.com/it/basilicata/potenza_petrone_sel_dilata_sindaco_pignola_energia_lucana_costi_poltrone_2012.html