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venerdì 13 aprile 2012

SANITA' IN LUCANIA- SERVIZI A MACCHIA DI LEOPARDO E CARENZA DI PERSONALE SANITARIO


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"..........Resta preoccupante però che si continui a bandire concorsi per gli amministrativi quando, invece, c'è carenza di personale sanitario..........."

13 apr- SANITA', LAVORI (PERENNI) IN CORSO. PRESENTATO IL RAPPORTO CEIS.
Nel bene o nel male questa è la sanità lucana. Potrebbe essere questo il titolo della fotografia del incontro-dibattito di oggi intitolato: "ammalarsi meno, curarsi meglio" voluto dall'assessorato alla sanità. È stato presentato il rapporto sulla condizione economico-sociale del settore, commissionato al Ceis Sanità, della facoltà di economia dell'università Tor Vergata di Roma. È stato fatto il punto della situazione, composto di certezze ma anche di tanti dubbi interrogativi, soprattutto sull'immediato futuro. Oltre ai relatori del Ceis, hanno partecipato, l'assessore Attilio Martorano, il presidente della commissione sanità, Rocco Vita, i molti direttori generali e sanitari delle aziende lucane e tanti addetti ai lavori. Il quadro offerto dai professori del Ceis, ha mostrato una sanità degli ultimi anni virtuosa, rispetto alle altre del sud, sotto il profilo economico finanziario. Il professor Spandonaro ha rendicontato di un sostanziale equilibrio finanziario, ma con una spesa per la sanità pubblica fra le più basse d'Italia insieme alla Sicilia. Sotto questo aspetto, secondo il relatore, i lucani possono ritenersi soddisfatti. Anche se, ha poi affermato, gli sprechi esistono e si può migliorare. Il problema principale della sanità lucana, hanno dedotto gli studiosi, è capire in quale direzione vuole andare. Il commissariamento, che si era affacciato all'orizzonte, è forse stato evitato, ma bisognerà fare i conti col futuro prossimo. Infatti, il comparto dovrà rinunciare a circa 75 milioni l'anno e contemporaneamente confrontarsi con l'invecchiamento della popolazione. Quindi, il problema è, e sarà di più, doppio: dai dati presentati, oltre alla riduzione dei servizi, che saranno compensati sempre di più dai ticket, è risultato che si spende molto più che in altre regioni per il personale. Questo dato, quindi, denota che il settore rappresenta anche un essenziale «ammortizzatore» lavorativo. Resta preoccupante però, come ha detto Angelo Summa della Cgil, che si continui a bandire concorsi per gli amministrativi quando, invece, c'è carenza di personale sanitario. Un altro dato anomalo è riferito alla così detta Guardia medica. È fra le più dotate d'Italia, in termini di personale, ma anche quella che assolve “peggio” al suo compito di filtro per l'accesso ai pronto soccorso. Infatti, è quella che propone più ricoveri in Italia. La scelta di molti relatori è stata di lanciare un appello alle risorse umane. Fondamentali per il buon andamento del settore. Hanno chiesto uno scatto di orgoglio e di senso di appartenenza. Lo ha fatto il dottor Giuseppe Montagano, referente del progetto per conto dell'assessorato, e il neo direttore dell'ospedale San Carlo, Gampiero Maruggi. Una sanità a macchia di Leopardo, si è potuto dedurre dal rapporto: offerte non omologhe dei servizi fra le due aziende sanitarie: di Potenza e di Matera. Molte differenze in termini di numero di addetti, di servizi e di congruità dei ricoveri. Una voce di forte spesa, circa 100 milioni l'anno, in parte ritenuta sprecata e che incide pesantemente, è rappresentata dalla migrazione sanitaria, in un settore in particolare: quello chirurgico. Questo, nonostante, ci siano tre chirurgie toraciche in una regione che ne giustificherebbe appena una. Anche per questo si sta lavorando al nuovo piano sanitario, hanno ricordato Vita e Martorano, che però sta subendo rimaneggiamenti continui data la sua esagerata corposità e qualche contraddizione. Era composto inizialmente da 380 pagine. Per Martorano, che ha concluso i lavori, la sanità è in evoluzione e va cofigurata sulle esigenze dell'immediato futuro. Riguardo i ticket, l'assessore ha detto che sono condizionanti per richiesta del governo, col quale le regioni stanno trattando l'assetto economico che ancora non ha trovato un accordo da tutte condiviso. Insomma, una sanità di piccola caratura quella lucana, per questo con molte possibilità di buone prospettive che «s'inceppa» di fronte a condizionamenti e inefficienze, legate soprattutto al vecchio concetto della politica, che non sempre mette al primo posto la premialità e la meritocrazia.


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NUOVE NOMINE - LA SEL SI "DILATA"


Petrone alla Sel che si dilata
Aumentano i consiglieri ma non le spese nonostante gli auspici di Monti Il sindaco di Pignola alla presidenza, nel cda Labriola, Gentilesca, Cupparo e Sarli mentre Marchese è direttore
Petrone alla Sel che si dilata13/04/2012 POTENZA - A leggere la comunicazione ufficiale della Regione sulle nuove nomine della Società energetica verrebbe da dire: “ma che bravi”. Con tanta enfasi i canali istituzionale si sono affrettati a comunicare la lieta notizia. Sono stati moltiplicati i consiglieri di amministrazione e allo stesso tempo sono state ridotte pure le spese.
Insomma l’ente Sel fino a l’anno scorso costava 142 mila euro l’anno mentre ora costerà 139 mila euro. Un risparmio di poco più di 3 mila euro l’anno. Una cifra minima. Ma simbolica. Imposta però. Perchè nello stesso tempo il cda è passato da 3 componenti a 5. Una norma nazionale lo impedisce. A meno di non mantenere lo stesso livello di spesa totale. E così è stato. Dal punto di vista normativo nulla da eccepire. Il compenso del presidente passa da poco più di 66 mila euro l’anno a 55 mila mentre il totale dei compensi dei 4 consiglieri arriva a 84 mila euro rispetto ai quasi 76 che percepivano in due prima della riduzione decisa ieri. I conti sono facili da fare.
Tutto in positivo quindi, se non fosse però, che a un risparmio di poche migliaia di euro per il consiglio di amministrazione, corrisponde dall’altro lato un’aumento delle spese per gli stipendi dei direttori. Al plurale. Perchè se prima c’era solo un direttore oggi ce ne sono due. Rimane Massimo Scuderi che però da direttore generale si “trasforma” in direttore tecnico grazie a un concorso bandito un anno fa (i dettagli a pagina 11) e arriva Giandomenico Marchese che diventa direttore generale.
E in questo caso non c’è taglio che tenga. Ma la norma non contempla di tener conto anche dei costi dei direttori. Per questo non fa niente che a conti fatti i costi per il mantenimento della Società energetica lucana ci sarà un aumento di circa 70 - 80 mila euro l’anno.
Quello che conta, evidentemente, è mostrare il sorriso e comunicare in pompa magna che l’operazione è riuscita: meno costi e due politici contenti in più che possono comodamente sedersi nell’ennesimo consiglio di amministrazione.
Su questo nessun tentennamento: entrano nel cda tutti politici. A partire dal neo presidente Ignazio Petrone. Attuale sindaco di Pignola, Petrone è anche il coordinatore della segreteria di Roberto Speranza oltre che primo dei non eletti in consiglio regionale alle scorse elezioni.
Entrano nel cda anche Francesco Labriola, attuale consigliere comunale uscente del Pd (è stato anche consigliere provinciale) al Comune di Policoro e Franco Gentilesca che è presidente del circolo Idv di Ruoti.
Poi i due della minoranza. E cioè Romano Cupparo consigliere provinciale del Pdl Rocco Sarli consigliere comunale uscente al Comune di Abriola. Anch’egli del Pdl.
E’ del Partito democratico anche il neo Direttore generale Domenico Marchese (in foto) che è stato fortemente voluto dall’onorevole Salvatore Margiotta.
Per quanto riguarda le modalità con cui tutto è avvenuto si è appreso che l’assemblea totalitaria con l’unico socio Regione Basilicata, rappresentata dal presidente Vito De Filippo, si è aperta con la seduta straordinaria, durante la quale, alla presenza del notaio Vito Pace, è stato modificato lo Statuto.
Alla fine è stato deciso l’allargamento del cda non più a tre membri ma a cinque, con lo stesso tetto di spesa. L’altra modifica ha riguardato le funzioni assegnate alla nuova figura del direttore tecnico designato dall’assemblea tra i dirigenti interni alla Sel, assunti a tempo indeterminato. L’incarico dura cinque anni.
Solo dopo sono state ratificati i vari nomi che compongono il nuovo consiglio di amministrazione. E nessuna sorpresa. Petrone era previsto come presidente per sostituire Rocco Colangelo che nel frattempo si è trasferito all’Arbea in qualità di Commissario e Petrone è stato nominato. Così come il presidente del consiglio Vincenzo Folino e il segretario regionale del Pd, Roberto Speranza auspicavano.
C’è da capire soltanto, come il nuovo presidente della Società energetica lucana che è anche sindaco di Pignola riuscirà a svolgere le due diverse cariche. Potrebbe dimettersi da primo cittadino del comune alla porte di Potenza per evitare qualsiasi contrapposizione di compatibilità. Ma la decisione non è all’ordine del giorno.
Per tornare alle comunicazioni ufficiali, c’è da registrare la motivazione per la quale è stato allargato il cda: «Un maggiore controllo democratico». Cioè se decidono in 5 c’è più democrazia. Sarà. Ma questo stride con gli appelli del premier Mario Monti che chiede consigli di amministrazione a uno e pensa di tagliare il numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali.
De Filippo invece è certo che l’allargamento serve «per garantire più democraticità nella governance di una società che, dopo la fase di start - up, sta incidendo profondamente nella realtà lucana».
Per il resto il governatore ha anche dato atto del buon lavoro fatto agli organismi dirigenti uscenti. «Questa società – ha spiegato De Filippo – è partita tra i rischi di un settore delicato e una normativa incerta con molti che ne prevedevano il fallimento. Ma oggi possiamo dire di aver fatto cose importanti e uniche, non solo nello scenario del Mezzogiorno, tra impianti realizzati e sistemi di acquisto aggregato che hanno garantito vantaggi alle amministrazioni della Basilicata».
Immancabili i “saluti” dell’ex presidente Colangelo: «Con questo passaggio del testimone si chiude un ciclo, ossia i primi quattro anni in cui abbiamo lavorato a mettere in strada una realtà che oggi ha una configurazione precisa dopo essere partita come un esperimento assolutamente originale. In un momento difficile dominato dalle liberalizzazioni, questa realtà ha trovato una sua ragione di esistere, tanto che addirittura enti locali di altre regioni ci chiedono di poter aderire ai nostri progetti».
Da segnalare però che la questione delle nomine ha già scatenato il dibattito su twitter con chi ha difeso come Margiotta la professionalità di Marchese e chi come il consigliere regionale dei Popolari uniti, Luigi Scaglione ha stigmatizzato l’ampliamento del cda.



Salvatore Santoro
http://www.ilquotidianodellabasilicata.com/it/basilicata/potenza_petrone_sel_dilata_sindaco_pignola_energia_lucana_costi_poltrone_2012.html

giovedì 12 aprile 2012

San Carlo: Il declino è figlio della cattiva politica che lottizza anche i posti di portiere di condominio



Diceva zio Vittorio che i cittadini, quando entrano nell’urna per votare, dovrebbero ricordarsi che almeno due volte nella vita devono entrare in un ospedale. Noi lucani dovremmo ricordarlo più di ogni altro italiano. Sono reduce da una intensa esperienza ospedaliera e posso, con cognizione di causa, esprimere il mio giudizio sul San Carlo: pessimo. Certo, è un giudizio soggettivo, anche se di elementi oggettivi ne ho a iosa. Ma poiché anche i tribunali più squinternati, come quelli italiani, consentono la difesa, prima che la mia sentenza passi in giudicato, voglio porre delle domande: 1) può un ospedale dimettere un ultraottantenne ricoverato per problemi polmonari dopo pochi giorni, dichiarandolo guarito, quando fuori c’è più di un metro di neve, i marciapiedi sono ingombri anche di ghiaccio, e la temperatura è polare? E se può farlo, tornare dopo quarantottore con un febbrone in ospedale e non uscire più vivo, è normale? Si può dire che è stato fatto tutto, e che non si poteva fare di più? 2) Se un paziente viene spedito in altro ospedale, e il medico che lo riceve ha difficoltà a capire la diagnosi e afferma che gliene sono arrivate tre, è colpa della sorte cattiva, o c’è qualcosa che non funziona? 3) Può essere tenuto un paziente per più settimane sedato e legato nel letto? Non sarà una tortura un trattamento del genere? Questa domanda la giro anche alla Procura della Repubblica. Altre domande affiorano nella mia mente, ma sarebbe già tanto ottenere risposte a queste tre. Al San Carlo è anche possibile che un primario non abbia mai conseguito la specializzazione nella materia del reparto che dirige. Ma pare sia normale, legale e trullallà. A me sembra un orrore, ma tant’è. Capita che ti chiedano di procurarti le medicine o di assistere i malati in ospedale, contravvenendo a ogni elementare norma ospedaliera. Il declino del San Carlo è figlio della cattiva politica che lottizza anche i posti di portiere di condominio. E quindi, cari lucani, quando votate pensateci un po’. Ma voi potreste osservare con molto acume “ma perché se ne voti uno anziché un altro cambia qualcosa?”. Non lo so. So, però, che quelli scelti, e anche con consensi bulgari, hanno realizzato lo scempio lucano. Ora si sono spartiti anche altri enti, senza che l’opposizione abbia battuto ciglio, per il solo meschino fatto di piazzarci qualche amico. Lo sfascio è garantito, e non abbiamo nessuno che difenda i nostri interessi. Vero è che ce lo siamo meritato, ma qualsiasi pena fosse da scontare, l’abbiamo già scontata. Forse non ci resta che chiedere pietà, solo pietà. Chiedere, con l’umiltà del più piccolo suddito, un atto di generosità, un regalo, e cioè che si ponga fine allo scempio. I ventri obesi, le mani sudate, per dirla col poeta, vi rimarranno, state tranquilli, ma ricordate che anche per voi vi sarà prima o poi un giudizio, non potrete assolvervi da soli all’infinito. E se non ci penserà prima il popolo lucano a mandarvi sonoramente a quel paese, e se non ci penserà Iddio in terra, e cioè la magistratura, a giudicare i vostri sconquassi, non sarà comunque per voi una vittoria, anzi. E allora umilmente vi chiedo pietà, vi chiedo perdono di esistere, ma per l’amore di Dio, non torturate più oltre questo popolo che ha commesso l’unico errore di darvi troppo potere senza mai chiedere il conto.
Luciano Petrullo

Mer, 11/04/2012 - 08:36
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lunedì 2 aprile 2012

Pioggia di danaro pubblico all’Arpab - l’unica vera Araba Fenice Lucana



Pioggia di danaro pubblico all’Arpab; l’unica vera “Araba Fenice di Lucania” che risorge sempre dalle ceneri della mal gestione che ha avuto. In piena era Siggillito la Giunta Regionale con deliberazione 2117 del 23 dicembre 2010 dava mandato all’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale di Basilicata (ARPAB) di realizzare una nuova cartografia, a varie scale di dettaglio, di tutto il territorio regionale. Tutto questo con l’impegno della modica cifra di 6 milioni di euro.
Chiaramente già all’epoca ci risultò illogico questo affidamento in quanto nella mission dell’Arpab non rientravano e ancora non rientrano le attività delegate con la delibera citata, nonostante nella stessa si legge che l’ARPAB “è in possesso dei necessari requisiti di professionalità ed esperienza nel settore, nonché di idonee strutture tecnico-amministrative e possiede il necessario Know-how e le conoscenze territoriali per produrre congiuntamente le basi conoscitive e di controllo afferenti al territorio regionale, utili per la pianificazione degli interventi”.
Sempre dalla convenzione sottoscritta tra Regione Basilicata e ARPAB, parte integrante della deliberazione, è riportato all’art. 2 che l’ARPAB comunicherà alla Regione il cronoprogramma delle attività da porre in essere e che a scadenza trimestrale comunicherà l’andamento di tali attività ed inoltre che rendiconterà le spese sostenute. Ora ad oltre un anno e mezzo dalla sottoscrizione è il caso di conoscere le tappe realizzate del lavoro di cartografia, pertanto è stata presentata una interrogazione con la quale si chiede esplicitamente quali attività sono state espletate, i risultati, l’organizzazione funzionale che ha curato le attività, i criteri di scelta di eventuali fornitori esterni e la rendicontazione dettagliata delle spese sostenute.
Sperando che il nuovo corso dell’Arpab sia più trasparente e che i documenti siano facilmente rintracciabili – visto i precedenti non si può mai sapere – attendo una risposta celere dal dott. Vita e dalla stesso Presidente De Filippo.
Potenza 2/4/2012
Gianni Rosa 

giovedì 29 marzo 2012

ANNULLATO CONCORSO ASP PER ORDINANZA TAR


STRANEZZE "SANITARIE"... PERCHE' BANDIRE UN CONCORSO, ANNULLANDONE DUE PRECEDENTI SE LA LEGGE PREVEDE IL RICORSO A GRADUATORIE ANCORA VALIDE E/O MOBILITA' PRIMA DI BANDIRE CONCORSI? ...E DI GRADUATORIE VALIDE, EVIDENTEMENTE, VE N'ERANO.....

Si comunica ai candidati che hanno presentato domanda di partecipazione al Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di n. 3 (tre) posti di CollaboratorAmministrativoProfessionale (cat. D), indetto con Deliberazione n. 997/2011, che il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata, con le Sentenze n. 00452/2012 e 00453/2012 pubblicate in data 04/10/2012, ha accolto i ricorsi numero di registro generale 46 e 47 del 2012 con conseguente ordine di annullamento della procedura concorsuale in parola. Per l’effetto questa Azienda Sanitaria Locale di Potenza sta adottando il relativo Provvedimento di revoca del concorso pubblico già richiamato che, all’atto della sua pubblicazione, sarà consultabile nell’albo-on line del sito internet aziendale www.aspbasilicata.net. (...)
http://www.aspbasilicata.net/content/avviso-concorso-pubblico-titoli-ed-esami-la-copertura-tempo-indeterminato-di-n-3-tre-posti-0

LEGGASI ANCHE: Deliberazione del Direttore Generale n. 858 del 11 dicembre 2012
(ndr-in sostanza presa atto  obbligo assunzione mediante scorrimento graduatorie valide; in mancanza mobilità regionale ed extraregionale; in mancanza possibilità bando di concorso.....)
[ndr- esiste graduatoria in corso di validità, con le tre ricorrenti rispettivamente idonee al 5°,6° e 8° posto]

(questi i precedenti rinvii)
Si  comunica  ai  candidati  che  hanno  presentato  domanda  di  partecipazione  al Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di n. 3 (tre) posti di Collaboratore Amministrativo Professionale (cat. D), che la pubblicazione sul sito internet www.aspbasilicata.net dell’elenco dei candidati ammessi ovvero esclusi e il diario dell’eventuale prova preselettiva, è rinviata a data da destinarsi stante la sospensione della procedura concorsuale in sede cautelare disposta con Ordinanza del T.A.R. Basilicata.
Ulteriori comunicazioni afferenti il concorso saranno pubblicati sul sito internet www.aspbasilicata.net in data 28 settembre 2012.
Ulteriori comunicazioni afferenti il concorso saranno pubblicati sul sito internetwww.aspbasilicata.net in data 30 novembre 2012.


http://www.aspbasilicata.net/content/rinvio-delleventuale-data-preselettiva-concorso-pubblico-n-3-posti-di-collaboratore-amminist
http://www.aspbasilicata.net/content/rinvio-pubblicazione-elenco-candidati-ammessiesclusi-concorso-n-3-posti-di-collaboratore-amm

lunedì 26 marzo 2012

Tagli Asm e ospedale Matera, interrogazione di Santochirico


Tagli Asm e ospedale Matera, interrogazione di Santochirico

26/03/2012 16:12Il consigliere regionale del Pd chiede “se il provvedimento di riduzione generalizzata del servizio di vigilanza sia stato adottato su direttive della Regione”
ACR“Reparti chiusi o sospesi (come quelli di emodinamica, gastroenterologia e chirurgia vascolare) e tagli indiscriminati all'attività di vigilanza: è quello che sta accadendo all’Azienda sanitaria del materano e all’ospedale Madonna delle Grazie in particolare”. E’ quanto sottolinea il consigliere regionale Vincenzo Santochirico (Pd), che torna a manifestare “il proprio disappunto e la propria preoccupazione”, già espressi all’indomani della conferenza stampa del direttore generale Gianpiero Maruggi, che da pochi giorni ha lasciato l’incarico dopo il nuovo giro di nomine.

A parere di Santochirico “la riduzione dei finanziamenti alla sanità materana, gli ultimi atti prodotti dall’ex direttore generale e le nomine alla direzione dell’Asm forse per un disegno egemonico e marginalizzante che favorisce altri poli regionali, stanno suscitando notevoli preoccupazioni sia fra gli addetti del comparto che fra i rappresentanti istituzionali materani, a differenza degli ultimi tre anni in cui era aumentata la fiducia, si erano conseguiti netti miglioramenti nelle prestazioni e nei servizi, riducendo nel frattempo il deficit innanzi accumulato”. Sulla vicenda, Santochirico ha anche presentato una interrogazione, evidenziando che “alcuni consiglieri regionali avevano espresso riserve subito dopo le nomine di fine anno” e, successivamente, alcuni giorni fa, egli stesso aveva “chiosato problematicamente la prima conferenza stampa dell'ex direttore”.

“Queste segnalazioni e preoccupazioni - scrive Santochirico -, sono già state oggetto di una mozione bipartisan nel consiglio comunale di Matera dell’8 marzo scorso (primo firmatario Bianchi), e vengono ora rilanciate anche dal sindaco della città, il quale, contestando il provvedimento di tagli indiscriminato dell'attività di vigilanza, si dichiara addirittura ‘sconcertato’ per gli avvicendamenti che sembrano fare di Matera ‘una sorta di zona franca, dove sperimentare alchimie politico - manageriali’. In aggiunta a quanto riepilogato dal sindaco, c'è da registrare anche una sorprendente stasi nei contratti di manutenzione e fornitura all’ospedale Madonna delle Grazie, che potrebbe portare alla paralisi di alcuni importanti servizi”.

Pertanto, nella sua interrogazione Santochirico chiede di sapere “se il provvedimento di riduzione generalizzata del servizio di vigilanza sia stato adottato su direttive della Regione; se la Regione intenda assicurare - e se si, in quali tempi e quali modi - il funzionamento dei servizi di emodinamica, chirurgia vascolare e gastroenterologia; quale missione sia stata affidata al nuovo management dell'Asm e, in particolare, se siano stati imposti tempi e misure e ambiti di riduzione della spesa; se, infine, la Regione Basilicata intenda confermare la centralità del polo ospedaliero Madonna delle Grazie anche nell'ottica e con l'obiettivo di diminuire ulteriormente l’emigrazione sanitaria e aumentare l'immigrazione sanitaria, come è accaduto negli ultimi anni, assicurando, a tal fine, le necessarie risorse finanziarie”.

lunedì 12 marzo 2012

CONCORSO AUTISTI ASP, bloccato dal 2010...


Concorso autisti Asp, interrogazione di Venezia

11/03/2012 20:14Il consigliere regionale del Pdl parla “dell’ennesimo concorso bloccato”, a cui sono stati ammessi “anche i soggetti privi dei requisiti espressamente richiesti”
ACRIl consigliere regionale Mario Venezia (Pdl) ha presentato un'interrogazione al presidente De Filippo “sull’ennesimo concorso bloccato, questa volta per interpretazioni della Azienda Sanitaria di Potenza che - afferma l'esponente del Pdl -, dopo aver realizzato il bando di concorso e, quindi, sicuramente a conoscenza dei suoi contenuti, si rivolge ad un legale, spendendo 15.000,00 euro, per un parere chiarificatore sul bando stesso. Un concorso, per 30 autisti soccorritori di 118, bandito nel 2010 che a distanza di due anni è ancora fermo in attesa di cosa? L’Asp nel bando richiede ai concorrenti, pena l'esclusione, requisiti specifici ed in corso d'opera accoglie fra gli esaminandi anche i soggetti privi dei requisiti espressamente richiesti. Siamo al paradosso”.

Ad inizio legislatura – afferma ancora Venezia - avevo chiesto di istituire una Commissione d'inchiesta sulle assunzioni negli Enti lucani, proposta bocciata, ovviamente, da chi ha scheletri negli armadi e non vuole che i lucani scoprano il lerciume che si annida nel palazzo del potere. Quello che accade nella nostra regione, quotidianamente, lascia senza parole. Ogni giorno veniamo a conoscenza di cose strane, di fatti che non trovano alcuna giustificazione, almeno nelle menti delle persone normali. La Basilicata è una regione da manicomio”.

"SVILUPPO BASILICATA" pareggia i conti ma le spese continuano ad aumentare. Aumenta il costo del personale e si ricorre agli interinali: i posti, però, sono per pochi...


Le contraddizioni di Sviluppo.
Così aumentano le spese
La società in house della Regione pareggia i conti ma le spese continuano ad aumentare. Aumenta il costo del personale e si ricorre agli interinali: ma i posti sono per pochi
10/03/2012 DEI “gioielli” della Regione Basilicata non è tra i più grandi ma sicuramente tra i più preziosi. Con i suoi 22 i dipendenti in organico, Sviluppo Basilicata, la società in house della Regione, che per mission si occupa di promuovere sviluppo, ricerca e competitività, si vede passare tra le mani un bel pò di risorse economiche. Basti pensare che la Spa a totale partecipazione della Regione gestisce tutti i fondi pubblici provenienti dalle principali misure messe in campo a sostegno delle imprese, quali microcredito, venture capital, fondo di garanzia e altre ancora. Cosa fa? Opera come braccio operativo della Regione nel settore finanziario a supporto delle iniziative economiche della Regione, ma anche a sostegno di imprese per promuovere l’economia del territorio. Ma prima di tutto Sviluppo Basilicata, ha dovuto risolvere i problemi di casa propria. Per tre anni consecutivi la spa ha dovuto fare i conti con bilancio a rosso fisso, con una pesante perdita complessiva. Solo con il bilancio d'esercizio relativo all'anno 2010, approvato nell'estate scorsa, le perdite sono state azzerate. Per di più con un saldo positivo di circa 17 mila euro. Grazie soprattutto a quella voce che in bilancio è indicata come “commissioni attive”, costituite, per la stragrande maggioranza, da quello che la Regione ha pagato per l’affidamento della gestione di attività quali “Bando Pmi”, “fondo di garanzia Fesr”, “bando senisese”, direzione finanziaria progetto “Modele”, “progetto Mim”, tra cui anche contributi per rimborso costi.
La Regione è poi intervenuta con un aumento di capitale pari a 2.950.000 euro, formalizzato a settembre del 2010. E' l'ultima tappa del processo di regionalizzazione della spa incominciato nel 2009, quando Svilippo Italia Basilicata si trasforma in Sviluppo Basilicata: in pratica la Regione diventa unica azionista della società in perdita. Quindi, ci rimette di tasca propria. Sviluppo Basilicata si rimette in pari. La Regione ha dovuto farsi anche carico dei tre milioni e mezzo di euro che la Ue ha chiesto indietro, a seguito di condanna da parte della Corte europea, per risorse che Sviluppo Basilicata non è riuscita a utilizzare nei tempi utili, a sostegno delle imprese.
Dal 2010, a Sviluppo Basilicata, crescono i ricavi ma anche i costi. Le spese amministrative passano da 1.607.610 euro dell'anno 2009 ai 2.373.788 dell'anno successivo. Cresce a esempio di quasi 150.000 euro la spesa relativa a salari e dipendenti, anche se gli assunti a tempo indeterminato restano 22 (un impiegato in aspettativa sindacale e due comandati presso la Regione). Passa da zero a due il numero dei contratti a tempo determinato ma a questi vanno aggiunti 63.100 euro di collaborazioni a progetto. E siccome per gestire le attività affidate dalla Regione non bastano i 22 dipendenti, fanno la comparsa sei contratti interinali, “per far fronte alle delicate competenze assegnate” che pesano sul bilancio per altri 121.000 euro. In tutto, la società si serve quindi di 31 unità. E sembra che nei mesi passati sia stata presa in considerazione la possibilità di allargare ancora la pianta organica. Se si aggiungono anche le polizze assicurative ai dipendenti (triplicate rispetto all'anno precedente) si ha il risultato finale: le spese di personale in un anno sono aumentate di più di 300.000 euro. Dal milione e 218 mila euro del 2009 si arriva a quasi un milione e sei. Cresce di altri 300 mila euro il totale delle altre spese amministrative: dai costi di carburante (aumentati di 50.000 euro), alle spese per generici “altri servizi professionali” (da 47.360 euro a 177.266 euro). Tra le spese che Sviluppo Basilicata rendiconta per la gestione del fondo di garanzia, a esempio, ci sono anche 27.000 euro per la partecipazione a incontri operativi con referenti della Regione: la società della Regione paga la Regione per incontrare i suoi funzionari. Ma la Spa per far fronte alle maggiori esigenze operative, ha dovuto dotarsi pure di nuovi spazi. Quindi, alla voce investimenti troviamo anche le spese per locali pari a 9 e 300 mila euro, con relativi costi per mobili e arredi che ammontano a 14 mila euro. Il gioco vale la candela - si dirà - se in corrispondenza aumentano i ricavi. Ma se ci sono di mezzo tante risorse pubbliche c’è un aspetto su tutti che la società dovrebbe garantire: trasparenza. Ma questo non sempre accade. A spese soprattutto di chi sarebbe interessato a una occasione lavorativa all'interno della spa. L'ultimo avviso pubblico, con scadenza a febbraio scorso, è relativo alla ricerca di un addetto all'area finanziamenti da assumere a tempo determinato per 12 mesi. Il bando è consultabile sul sito della società. Ma di esso ce n’è alcuna traccia, a esempio, sul portale della Regione. Eppure, così come ha stabilito una sentenza del Tar, in fatto di selezione del personale, una spa a totale partecipazione pubblica andrebbe considerata al pari di un ente pubblico. Deve garantire, quindi, massima pubblicità e parità di accesso. E' quanto meno discutibile che la società della Regione preferisca chi abbia già maturato un'esperienza all'interno della stessa spa. Un requisito preferenziale specificato nel bando in oggetto ma anche nei sette avvisi relativi all’anno precedenti. Anche per un posto di segreteria rivolto a diplomati. Sviluppo Basilicata è una società che si muove tra numerose contraddizioni. A partire dallo stesso statuto della Spa, che legittima la doppia possibilità di ricorrere a una formula di gestione con amministratore unico, o con consiglio d'amministrazione. E in assoluta controtendenza rispetto al momento, dopo anni di affidamento a un amministratore unico la Regione, in vista del rinnovo degli organi societari degli enti sub regionali, sembrerebbe orientata alla nomina di un Cda. Una scelta evidentemente poco in linea con la necessità di quei sacrifici che anche la politica dovrebbe imparare a sostenere.


Mariateresa Labanca

mercoledì 7 marzo 2012

Ospedale S. Carlo.. serve chiarezza sull'Interventistica Neuroradiologica in Basilicata


«SERVE CHIAREZZA» E L'INTERVENTO DI CHI LA DEVE FARE. A PARTIRE DALL'OSPEDALE PER FINIRE ALL'ORDINE DEI MEDICI. San_Carlo_operatoria
È una «questione» che si trascina da anni quella dell'Interventistica Neuroradiologica in Basilicata. La vicenda venuta alla ribalta delle cronache nei giorni scorsi che ha coinvolto suo malgrado il sindaco di Avigliano, Vito Summa, è solo l'ultima di una lunga serie. L'intervento per risolvere l'ischemia celebrale che lo ha colpito, la Neuroradiologia Interventistica dell'ospedale San Carlo di Potenza, non è riuscita a portarlo a termine, mentre un altro ospedale di Firenze lo ha realizzato con successo. E così per fortuna Summa ha potuto evitare l'intervento della NeuroChirurgia che prevede l'apertura del cranio, così come pare che gli sia stato proposto al San Carlo. Ma di cosa si tratta? Quando un vaso (arteria o vena) nel cervello che trasporta sangue si deteriora, si deforma o si rompe deve essere «necessariamente» riparato e in tempi molto ristretti; Le conseguenze potrebbero essere permanenti e gravi. La prima cosa che viene fatta giunti in un ospedale attrezzato, in Basilicata l'unico è il San Carlo, è capire il grado del problema. Viene inserito un cateterino in un vaso in modo da raggiungere il punto nel cervello da verificare per capire se è riparabile subito o è necessario l'intervento del neurochirurgo. Nel caso di Summa, dalle notizie raccolte da fonti autorevoli, il medico interventista avrebbe tentato di risolvere il problema in sede di diagnosi con il cateterino, ma non ci sarebbe riuscito come a volte può capitare. Da qui il consiglio di far intervenire il neurochirurgo come «ultima spiaggia» La famiglia di Summa bene ha fatto, alla luce dei risultati, a far tentare l'intervento col cateterino in una struttura specializzata di Firenze. La notizia della vicenda ha sollevato un gran polverone e da più parti e per l'ennesima volta viene chiesta chiarezza. Va ricordato che non è il primo caso. Sono di circa un anno fa alcuni articoli sullo stesso tema che la Gazzetta ha pubblicato, ma già molti anni prima la situazione era venuta alla ribalta della cronaca. Dopo una serie di accuse e di smentite tutto è tornato come quasi sempre capita nel dimenticatoio. E dopo un anno il fatto a dir poco «imbarazzante» per la sanità lucana si ripete. Fra i vari protagonisti di questa ingarbugliata vicenda, più di quanto il comune cittadino possa immaginare, ci sono una lunga serie di attori. A partire dai passati direttori generali e sanitari, consapevoli a pieno della dubbia situazione di quell'attività dell'ospedale, al capodipartimento, fino all'ordine dei medici. La presunta inefficienza di quell'unità operativa del San Carlo sarebbe dovuta principalmente alla scarsa attività che svolge in quel settore specifico. Come spesso capita in Basilicata, mancano i numeri. Quell'attività sanitaria è giustificata per un bacino di un milione di persone e richiede una manualità di base dell'operatore molto sofisticata e, come raccomandano le lineee guida, si dovrebbero effettuare almeno 35 interventi l'anno. Un centro che ne fa meno, come quello del San Carlo, non è in grado di offrire le dovute garanzie. Infatti le medie di mortalità nei centri con le caratteristiche operative giuste sono molto più basse di quelle che aveva il San Carlo fino a qualche anno fa. Oggi l'azienda San Carlo si trova, sulla scia dell'onda emozionale, davanti a una scelta obbligata: risolvere una volta per tutte la questione «autonomamente» Il Capodipartimento radiologico, del quale la neuroradiologia fa parte, il dottor Domemnico Maroscia, ha detto che: «Sono già diversi anni che predico anche per iscritto che quell'attività con quell'assetto sarebbe meglio non svolgerla nel San Carlo - e poi - I numeri non la giustificano e di conseguenza non consentono di dare le giuste garanzie ai pazienti. Le strade sono due - secondo Maroscia - O si mette in piedi una convenzione con centro specializzato dove i pazienti vengono trasportati anche in eliambulanza, cosa possibile, o si crea una unità unica per tutta l'interventistica del San Carlo; Creando prima le giuste professionalità e - ha concluso Maroscia - in modo da avere i numeri necessari per garantire la corretta dimestichezza degli operatori» L'ordine dei medici della provincia di Potenza, pur se con notevole ritardo ha manifestato il suo interesse a chiarire la vicenda. Va detto che è da molti mesi che garantisce il suo intervento per la verifica dell'operato dei medici di quella unità operativa, ma a oggi non si è saputo di azioni incisive e produttive volte alla chiarezza. Probabilmente sulla scia dell'ennesimo «episodio» sarà «costretto» a intervenire. Intanto dall'ospedale fanno sapere che stanno valutando attentamente la questione. La nuova amministrazione, sia generale che sanitaria, forse anche perché scevra dai condizionamenti che nella sanità lucana sono tradizionalmente forti e presenti, dovrebbe e potrebbe cogliere l'occasione per risolvere un problema che dura ormai da un decennio, che si porta dietro una lunga scia di polemiche e troppo gravi sospetti. E in tutta questa vicenda c'è chi fa notare l'assoluta mancanza della voce di chi dovrebbe tutelare i diritti dei malati. In particolare del Tribunale per i diritti del malato che nell'ospedale San Carlo ha una sede fissa.


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